• Giuseppe Civati

È così difficile?



Ora che gli album delle figurine Panini sono al completo, con simboli sgargianti e però di rara bruttezza, nomi e cognomi e pochi indirizzi politici, alle cittadine e ai cittadini si dovrebbe offrire uno scenario completamente diverso.

Altro che agenda. Altro che continuità. Si dovrebbe provare a forzare i limiti del possibile e la loro meraviglia.

Prima di tutto, il progetto deve essere collettivo, perché da soli ci fottiamo.

In secondo luogo, dovrebbe prescindere da tutto quello che è successo, che pare una sit-com. Anche perché a vedere i sondaggi e l’andazzo non pare essere stato convincente, che ne dite?


Poi dovrebbe esserci quell’afflato che ci porta avanti: fossili e nucleari? Rinnovabili e ricerca di soluzioni mai provate. Sconti fiscali per i ricchi? Salario minimo per i lavoratori poveri (nel senso che il sistema e il datore di lavoro li impoveriscono). Flat tax? Progressività e tassazione delle grandi ricchezze. Diritti solo per chi li ha già? Diritti per tutte e tutti. Incultura e sentimenti palesemente anti-scientifici? Cultura e ricerca e quindi scuola. Sanità per i ricchi, come tutto il resto, peraltro? Sistema universale e prossimo. Proibizionismo? Legalizzazione.

E magari l’idea che ci siano un po’ di sfide comuni e di felicità da condividere.


È così difficile?

Gli altri parlano di mostri, li evocano, inventano complotti, nemici che guarda un po’ sono sempre i più desolati sulla faccia della terra. Sono sulla difensiva però sembrano all’attacco. Mettono insieme il peggio e lo presentano come il nuovo, loro che ci sono sempre stati. Noi dovremmo aprire una stagione nuova, anche lasciando da parte ciò che siamo stati e come. Perché le persone vogliono sapere che cosa succederà domani, quello che è successo ieri le ha convinte molto poco e non se ne interessano più.

All’attacco andiamoci noi. Non c’è bisogno di essere nazionalisti – anzi! – per credere che questo paese possa essere migliore. Non c’è bisogno di blandire i potenti – anzi! – per rappresentare gli oppressi ma anche le persone che sono semplicemente libere.


La risposta deve essere secca e orgogliosa, non confusa e tremebonda. Non è con l’accrocchio (che poi salta in modo penoso) che si convincono le persone. È con la politica, quella che fa sperare. Non quella disperante a cui ci siamo fin troppo abituati.

Possono parteciparvi tutti, nessuno escluso. Tiriamo una riga e cominciamo da capo. Perché la vita è così, quella sociale, quella insieme, soprattutto.

Al servizio di una cosa così (il sogno di una cosa…) ci sarei, come mi chiedono in tante e tanti, con grande affetto, ma soprattutto ci sarebbero tantissime persone. Proprio per questo.