• Paolo Cosseddu

Amici, compagni, scusate la domanda: ma allora perché governate insieme a Milano?




C’è un elemento che non è stato debitamente preso in considerazione nell’analisi dell’impazzimento di questi giorni. Ed è strano assai, perché è un argomento grosso come una casa: si è voluta montare la contraddizione incrociata fra forze che stanno ai lati del Pd, sostenendo che fossero tra loro incompatibili, dimenticando che in molte amministrazioni italiane governano insieme, e senza che per questo nessuno fin qui si fosse mai dato fuoco. Curioso, no?


Volete un esempio? Milano. A rigor di logica, se per Calenda è assolutamente impossibile condividere l’alleanza con Sinistra Italiana e Verdi, e se dall’altro lato per la minoranza di Sinistra Italiana idealmente capeggiata da Luciana Castellina è intollerabile la prospettiva di correre con Calenda, perché diavolo questa contraddizione così irricevibile convive invece tranquillamente in molte amministrazioni locali?

Stessa cosa si potrebbe dire anche per la presenza del M5S, se non fosse che – da quando si è iniziato a parlare di campo largo – la casistica è limitata e ha conosciuto alcune eccezioni di rilevo (Roma, soprattutto). Certo, anche Calenda si è presentato da solo a Roma, ma la sua corsa ha talmente catalizzato l’attenzione da far passare in secondo piano il fatto che altrove la sua Azione, spesso diluita dentro liste civiche e sistematicamente in compresenza con verdi e sinistra, dentro il centrosinistra classico ci è stata senza patemi.


Infatti è per questo, che si chiama “centrosinistra classico”, perché è uno schema politico che risale almeno dall’inizio della seconda repubblica, la bellezza di trent’anni fa, e ha sempre, sempre, sempre, sempre avuto dentro un fronte che andava dai liberali ai socialdemocratici fino ai comunisti ex o talvolta nemmeno non ex, dai cattolici ai radicali, dai verdi ai riformisti. Spesso, tenetevi forte, persino con dentro Rifondazione, ebbene sì! È sbagliato? È incomprensibile agli occhi degli elettori come sostengono Calenda e Castellina, appoggiati dalle torme di rispettive militanze che da giorni inveiscono sui social? Tanto assurdo non pare, visto che alle amministrative il centrosinistra vince molto più che alle politiche. Ma molto di più, moltissimo. Certo, con un’altra legge elettorale, ma con lo stesso schema politico che da giorni viene dipinto come incomprensibile. Che governa le città senza tutti ‘sti scossoni, pensate un po’. E non solo ma che gli elettori sembrano apprezzare, e spesso riconfermano al turno seguente. Ma come fanno, eh?


Forse perché, banalmente, capiscono che è meglio un sindaco di centrosinistra allargato seppur con qualche contraddizione, di un sindaco leghista che approva le ronde contro gli immigrati? È solo un’ipotesi, ovviamente. E dentro queste coalizioni che vanno dal liberale filo-confindustriale fino al comunista che vuole uscire dalla Nato, quando gli elettori hanno in mano la scheda, crociano il simbolo che ritengono più vicino alle proprie idee. Ognuno elegge rappresentanti in base a quanti elettori rappresenta dentro lo schieramento, pensate un po’, e nessuno minaccia di lanciarsi da una finestra, per questo. I voti si concentrano verso le due coalizioni prevalenti, si innesca una polarizzazione che quasi sempre punisce chi si divide e quasi mai premia chi ne sta fuori. Gli elettori lo sanno da tre decenni, lo capiscono, e si comportano di conseguenza.


Nella situazione attuale, ormai, la frittata è fatta, e quindi è inutile rimuginarci oltre, se non per esercizio. Ma almeno resti una piccola lezione: se è un errore imperdonabile non farsi capire dagli elettori, è altrettanto grave farli più stupidi di quel che sono.