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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Caso Cospito: è la Costituzione che non può scendere a patti con il governo



Negli ultimi giorni si sono intensificate le proteste per l’applicazione delle limitazioni di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario ad Alfredo Cospito, in misura direttamente proporzionale all’aggravamento delle sue condizioni di salute per il protrarsi dello sciopero della fame che sta portando avanti.

Ad esse si sono aggiunti atti di natura violenta e vere e proprie minacce e intimidazioni alle Autorità.

La risposta del Governo, e di vari rappresentanti della maggioranza, è stata, in ogni senso, lapidaria: “Lo Stato non scende a patti con chi minaccia”, mentre Meloni ha ribadito che “Lo Stato non deve farsi intimidire”.

Ora, va precisato un punto, con estrema chiarezza.

Tutte le varie proteste violente, le minacce, i proiettili nelle buste, le intimidazioni, hanno un solo aspetto comune: non c’entrano nulla con la questione che riguarda Alfredo Cospito e il suo sciopero della fame, e metterli in relazione è l’ennesima mistificazione di governo a reti unificate.

Né l’annunciato trasferimento dal carcere di Sassari a quello di Opera, per poter procedere con cure migliori, ma sempre in regime di 41 bis, sposta i termini della questione, che non è neppure sanitaria, ma solo ed unicamente giuridica.


Come ha precisato il legale del detenuto, avvocato Flavio Rossi Albertini “Non è una questione di muscoli ma di diritto, di interpretazione estensiva di una norma eccezionale. Il 41 bis dovrebbe essere applicato nei casi tassativi previsti dalla legge, è una norma di stretta interpretazione. Per Cospito è stato ampliato”.

Quindi la protesta di Alfredo Cospito riguarda una violazione dei suoi diritti costituzionali, e, a monte, dei suoi diritti assoluti di cui alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e se il 41 bis è stato applicato in modo illegittimo, non diventa legittimo a causa dei tumulti, delle minacce e delle intimidazioni, che dovranno essere punite come per legge.

Di contro, è la Costituzione che non può scendere a patti con il governo e lo Stato, che deve applicarla (ricordo che la misura del 41 bis è applicata discrezionalmente dal ministro della Giustizia e il vaglio della magistratura è successivo e limitato) e sono le persone che protestano in modo civile e rispettoso della Costituzione stessa che non devono farsi intimidire dalle mistificazioni del Governo.


Peraltro, di governi e di ministri della Giustizia, dal 2012, quando Cospito è stato incarcerato, ad oggi, se ne sono succeduti molti, di tanti “colori”, e nessuno ha fatto nulla per eliminare questa violazione, mentre ora in tanti fra le forze politiche delle precedenti maggioranze e attuale opposizione protestano, come se non avessero la loro parte di responsabilità.

Che poi è il motivo principale per cui ci ritroviamo la destra più becera saldamente al governo.

Né si discute di una scarcerazione o di una grazia, perché l’unica richiesta è scontare la pena senza sospensione dell'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti, cioè solo ed esclusivamente se ricorrono o meno le condizioni per sottoporre o mantenere Alfredo Cospito in regime di 41 bis.

E chiederlo non significa minacciare o intimidire, e neppure condividere le idee politiche di chi lo fa, e nemmeno quelle di Alfredo Cospito.

Vuol dire solo, al contrario, condividere e difendere i presupposti dello stato di diritto.

Anche perché certe risposte e argomentazioni, come quelle del governo italiano, con un così sfacciato e strumentale ribaltamento della realtà, andrebbero lasciate ad altri governi che affrontano, in modo molto più sanguinario e violento, altre legittime proteste, ad esempio quello iraniano, quello talebano e quello russo.

Sarebbe opportuno, invece, fermarsi e ricordare di avere una Costituzione da rispettare, anche con le parole.

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