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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Corto muso


Siete intenditori di ippiha? Eh? Domenica si vota in Abruzzo e sapremo se la destra è andata in crisi e il Campo Largo funziona, o viceversa. O forse no. Dalle amministrative sarde in poi, infatti, è andato in scena tutto un articolato balletto di ragionamenti basato sulla vittoria - bella, importante, ci mancherebbe, specie in questi tempi di delusioni - di Alessandra Todde che, però, alla fine ha pur sempre prevalso di poco più di mille voti. Spoglio permettendo, visto che le operazioni di scrutinio sono andate avanti giorni e giorni manco avessero sequestrato le schede come ai tempi dell’Anonima. Ma sarebbe bastato che in quel weekend un migliaio di sardi decidessero di andare al mare, e sarebbero seguiti ragionamenti completamente opposti.

 

«Nelle corse dei cavalli basta mettere il musetto davanti», corto muso, appunto, è la lezione di vita impartita tempo fa da Massimiliano Allegri durante una conferenza stampa divenuta celebre e molto memata. Vale per l’ippica (l’ippiha con la “c” aspirata di cui sopra), per lo sport in generale, ma vale anche per la politica? Per vincere sì, non c’è dubbio, anche di un solo voto - musetto cortissimo - per costruirci sopra una teoria sui massimi sistemi non tanto. Eppure è così, anzi, i sondaggi in Abruzzo - si dice, perché in realtà la legge proibisce di divulgarli nelle ultime due settimane di campagna - sarebbero improvvisamente cambiati proprio dopo le regionali sarde, e quello che era un solido vantaggio della giunta uscente di destra ora sarebbe un testa a testa. Come se un tot di elettori abruzzesi, vedendo quello che è successo in una regione che non c’entra niente con la propria, e malgrado lo scarto ridottissimo, avessero pensato “beh, allora si può fare”.

 

L’aspetto curioso è che, dopo una vittoria, i leader dell’opposizione si menano più di prima, quanto e come avessero perso, uguale. Dal Pd non fanno in tempo a dire che quindi l’alleanza funziona che subito Conte mette le mani avanti. Se poi - come accade puntualmente - arrivano notizie dall’Ucraina o da qualche altro teatro internazionale di conflitto, è subito l’occasione per ribadire le differenze. Il che è comprensibile, intendiamoci, ma inizia anche a essere, scusate il francesismo - una gran rottura di palle basare tutte le questioni di politica interna su cosa si pensa della guerra. Non perché non sia un argomento importante - lo è - ma perché francamente li vorremmo vedere altrettanto accalorati anche quando si discute di accoglienza, o di salari, di transizione ecologica o di altre misure su cui ancora non si capisce bene che intenzioni abbiano. Le cose non vanno poi così diversamente nemmeno a destra, le tensioni fra Giorgia Meloni e i suoi alleati sono evidenti, e dopo il turno di amministrative ed europee di giugno potrebbe anche arrivare qualche resa dei conti. Oppure il Governo del Paese val bene una messa, nel senso di metter proprio da parte le divergenze.

 

Come scriveva Civati proprio qui su Ossigeno, a urne ancora calde, il voto sardo potrebbe davvero fare da butterfly effect, quella cosa infinitesimale che quando accade provoca uno sconvolgimento da tutt’altra parte dopo una lunga catena di eventi. Almeno per un po’, visto che le prossime regionali pare che non saranno benedette da accordi altrettanto ampi nell’opposizione e le cose potrebbero quindi diventare più complicate. Per fortuna, le parole, le polemiche, i tira e molla sulle candidature occupano il tempo di un tweet e non provocano lo stesso effetto del battito d’ali della farfalla, passano quasi senza tracce, e alla fine in questo teatrino il voto vero e proprio ha ancora un peso differente e concretissimo.

 

Ma, se tutto dovesse davvero andare come deve, e se davvero nella destra scattasse una qualche forma di redde rationem, e se infine sul serio questa non fosse una legislatura che finisce come tutte le altre, ovvero con maggioranze variabili e larghe intese, sarebbe bello poter contare sul fatto che stavolta, diversamente da quanto accaduto nel 2022, le opposizioni non vadano ognuno per conto loro. Perché è per questo motivo, è bene tenerlo a mente, che ci troviamo coi fasci al Governo. Quindi, ok il corto muso, evviva, a patto di non finire per sbatterlo contro un muro.

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