• Paolo Cosseddu

Cosa resterà

Aggiornamento: 10 set



L’Inghilterra ha un nuovo Re, ma prima di questo ha da qualche giorno una nuova Prime Minister, l’ultima nominata da Elisabetta prima della sua dipartita. Liz Truss è nota soprattutto per un suo discorso di qualche anno fa in cui inveiva perché gli inglesi importano troppo formaggio straniero: «E questa. È. Una. Disgrazia», aveva chiosato solennemente.

Nel corso dei suoi sette decenni di regno, la Regina ha percorso una lunghissima parabola ­– a un certo punto abbiamo preso a pensare sarebbe stata eterna – che è iniziata nominando Winston Churchill ed è finita con “quella dei formaggi”. Come siamo caduti in basso.

O, almeno, questa è la percezione che ricavano molti di quelli che commentano sui social in questi giorni: che stiano scomparendo le ultime vestigia di un tempo migliore, e che ci tocchi continuare a vivere guidati dalle mezze calzette.


Sulle mezze calzette probabilmente il giudizio è accurato, sui tempi migliori ci sarebbe da discutere: non solo perché Churchill era un grande consumatore di cibarie, formaggio compreso, e soprattutto di alcolici, a ritmi tali di meritare di finire sui libri di storia. Certo, nessuno gli potrà mai negare il merito di essersi opposto a Hitler, e di aver dato il via a quello che poi sarebbe stato il fronte di alleati che l’hanno sconfitto, ma era anche uno che faceva cannoneggiare gli scioperanti, e che difendeva il concetto di un Regno Unito colonialista abbondantemente fuori tempo massimo. A proposito di colonie, pure sulla regina ci sarebbe da ridire, o meglio avrebbero da ridire quelle attuali o ex che aderiscono al Commonwealth e che attraverso lunghissimi processi cercano di diventare democrazie, disconoscendo i sovrani inglesi e scegliendo di decidere per loro stessi un futuro che li riscatti da un passato che in genere è stato di sfruttamento, schiavitù, povertà, violenza, emarginazione.


Non si tratta di negare il posto nella storia a personaggi che l’hanno caratterizzata e, come nel caso di Elisabetta, lungamente attraversata, ma di fare i conti con la razionalità di ciò che proviamo di fronte ad essa, anche quella che ci passa davanti agli occhi. Ovviamente il dibattito social si è subito avvitato tra chi veste il lutto, chi non può fare a meno di dire che non lo sopporta, e chi irride chi non lo sopporta, e così via all’infinito. Ma il punto è che in effetti dovremmo fare pace con il concetto che i grandi personaggi spesso contengono nelle loro gesta il bene e il male, che le contraddizioni fanno parte della natura umana e quindi anche della loro, anche se tendiamo a pensarli sovraumani, e che tra cancellare ed esaltare si può anche scegliere una qualche misura.


Il problema è che resta il dubbio sul presente, su come si comporterebbero gli equivalenti contemporanei se posti di fronte a grandi sfide come è successo a chi li ha preceduti. Solo che non è un esercizio ipotetico, c’è una guerra alle porte dell’Europa e abbiamo vissuto una pandemia che ha portato a chiudersi in casa tre miliardi di persone, un fatto senza precedenti, e la risposta dei leader del mondo è stata così così: la pandemia è iniziata con Trump ancora presidente, che invitava a iniettarsi il disinfettante, esempi simili non sono mancati nemmeno in Italia e quanto all’Inghilterra Bojo si è dimesso anche perché beccato a gozzovigliarsi mentre costringeva i connazionali all’austerity. Per tacere della guerra, e della lunga lista di capi del mondo libero che hanno lungamente flirtato con Putin, arrivando anche a offrirgli il famoso lettone. Oggi stanno schisci, ma sono ancora tutti in circolazione, anzi, parecchi fra loro si apprestano a governare il Paese, di nuovo, dopo averlo già portato quasi al default non molti anni fa.

E poi ci sarebbe lo strapotere delle multinazionali che evadono le tasse dei singoli stati, le limitazioni alla libertà che spuntano un po’ ovunque, e quel piccolo dettaglio della crisi ambientale che renderà il pianeta inadatto alla vita umana tra non molto, cosa volete che sia.


La domanda quindi è: se è vero che i grandi del passato, pur con tutte le loro contraddizioni e spesso anche vere e proprie malefatte erano comunque meglio, o comunque all’altezza del loro compito storico nel momento del bisogno, e se il rimpianto verso di loro non è un effetto della nostalgia o del fatto che invecchiamo, com’è possibile che, capendo bene la differenza tra quelli e quegli altri, sapendo sin dal principio che il loro lascito non sarà niente di buono, scegliamo di affidarci ai cialtroni? Perché vedete, le regine e i re vengono nominati per linea di successione, anche se sono scadenti: i capi di Stato no. E, se dio salva la Regina, a salvarci noi dovremmo pensarci da soli.