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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Dagli Usa uno spot contro il premierato


In seguito alla performance penosa di Joe Biden nel dibattito andato in onda la notte tra giovedì e venerdì sulla CNN, in tutto il mondo si discute dell’opportunità che il Presidente si ritiri dalla corsa alla Casa Bianca.

Non vogliamo aggiungerci, anche perché proprio qui su Ossigeno abbiamo detto in tempi non sospetti, quasi due anni fa, che ritrovarsi a una corsa Biden vs Trump sarebbe stata una iattura per gli USA e, di riflesso, per il mondo.

Quello che si vorrebbe affrontare oggi è invece il tema dell’ultimo numero della nostra rivista, La madre di tutte le battaglie, dedicato alla riforma costituzionale voluta da Giorgia Meloni, il cosiddetto “premierato forte”. Nel numero è spiegato in maniera articolata e approfondita, da persone molto più titolate, come questa riforma minerebbe gli equilibri del nostro ordinamento repubblicano e come tutto questo la renda pericolosa.


Voglio fare solo un piccolo collegamento logico, che potrà sembrare un po’ “laterale”, ma provate a seguirmi.


Moltissimi commentatori oggi si dolgono del fatto che i destini degli Stati Uniti siano in bilico tra un rispettabile ottuagenario che ha evidentemente raggiunto il termine della sua lunga e brillante carriera di politico centrista, e un criminale fascista ed eversivo decisamente più energico ma peraltro anche lui di 78 anni. Davvero dobbiamo lasciare a uno di questi due la famosa “valigetta” coi codici nucleari?


Non so voi, ma a me guardando Biden e Trump è venuta una voglia matta di governi che nascono in parlamento, con poteri molto limitati, sostenuti da maggioranze per nulla irregimentate, che durano quello che durano e poi amen, si torna a votare, magari pure col proporzionale.


Tutto ciò detto senza alcuna nostalgia per una Prima Repubblica che è finita quando andavo alle elementari, e da antico sostenitore del mattarellum e del bipolarismo, che ha aborrito le larghe intese di varia forma con cui ci hanno governati per dieci anni, causando poi l'avvento del governo Meloni.


Il punto, però, è che lo dovremmo aver capito dai tempi di Montesquieu che la “valigetta” non dovrebbe mai essere nelle mani di uno/a solo/a, che una repubblica non si dovrebbe mai trovare appesa alla volontà di una singola persona.

E mentre la famosa governabilità andrebbe rivista criticamente alla luce dei risultati che offre - andatevi a vedere su wikipedia quante riforme fondamentali sono state approvate tra il ’68 e il 78, nel momento forse di maggiore instabilità della storia repubblicana, cambiamenti decisivi nella storia del nostro paese che ancora oggi sono parte del nostro tessuto democratico, e poi confrontatele con quanto hanno prodotto il parlamento e i governi degli ultimi dieci anni - è un fatto abbastanza evidente che laddove esiste l’opportunità di “restare appesi” alle sorti personali di questa o quella carica monocratica, questa tende a verificarsi più spesso proprio nei momenti di crisi o di confusione - un esempio locale, se vogliamo guardarci in casa? Pensate alla Liguria bloccata dal suo Presidente, Toti, che se ne sta bellamente agli arresti domiciliari e non sembra aver alcuna intenzione di dimettersi.


E tornando un momento ancora agli USA, come ricordato sempre nell’ultimo numero di Ossigeno, nonostante il Presidente americano sia considerato il più potente del mondo, i contrappesi dell’ordinamento statunitense sono molto ma molto più forti e bilanciati di quelli che ci ritroveremmo noi col premierato meloniano.


Ecco, siamo sicuri sicuri, ma proprio sicuri, di voler buttare a mare gli equilibri repubblicani, il ruolo del Parlamento, quello del Presidente, magari pure della Corte Costituzionale, per affidarci all’uomo, pardon, al premier “forte”?

E per quanto possa essere inquietante l’idea che questa figura sia Giorgia Meloni col suo manipolo di gioventù fascionazista e le sue “bizzarre” idee sulle libertà di stampa e di manifestazione del dissenso, non è nemmeno a lei che bisogna pensare. Bisogna far in modo che non ci si ritrovi anche noi un giorno ad aver “eletto dal popolo” un molestatore palazzinaro star della tv spazzatura col riporto, o uno pseudoeconomista con la motosega che fa sedute spiritiche per parlare col suo cane morto. Eletto magari col 40% a turno unico, come vorrebbe Fratelli d’Italia. E con un parlamento di nominati asserviti. E senza poter dire nemmeno «Va be’, almeno c’è Mattarella».


Sicuri?

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