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  • Immagine del redattoreJessi Kume

Dentro la tenda, un mondo fatto di sfruttamento



Succede a Milano che Ilaria Lamera, studentessa del Politecnico, si accampa con una tenda fuori dal suo ateneo. La sua è una protesta necessaria. Gli affitti costano talmente tanto che la tenda sembra essere per alcune l’unica soluzione. Questo non è solo un problema della carissima Milano, ma una questione strutturale. Infatti il giorno dopo arrivano le tende sotto la Minerva della Sapienza a Roma. Appena appresa la notizia vado a parlare con gli studenti e le studentesse accampate. Ci sono una decina di tende portate dalle associazioni studentesche. Tra le tende e gli studenti che chiacchierano si vedono gli striscioni con le scritte “basta affitti insostenibili”, “studià costa na cifra, l’affitto è na rapina, ci serve un reddito studentesco”.


Mi fermo a parlare con Massimo. Mi racconta che dentro quelle tende c'è un mondo. Un mondo fatto di sfruttamento, di esclusione sociale degli studenti e di privilegio che lascia indietro la maggior parte di loro.

Gli affitti sono insostenibili, la maggior parte sono in nero. Mi racconta Massimo che tra inflazione, caro bollette e crisi energetica a molti studenti è stato chiesto dall’oggi al domani un centinaio di euro in più. Mi dice che se non li hai rimani per strada, che gli studenti sono particolarmente ricattabili sotto questo punto di vista. Senza contratto ancora di più. Funziona più o meno così: la domanda è altissima per cui di base il proprietario mette il prezzo che vuole tanto uno studente lo trovi. Poi succede che se questo studente non ha il privilegio economico deve lavorare otto ore al giorno con paghe bassissime in condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento. Finisce che per tenere la casa (ribadisco spesso in nero) non si riesce a studiare.


Il privilegio economico si traduce in privilegio di energia e formazione. Lede proprio il diritto allo studio. Pochi rientrano nello stereotipo della retorica del merito e si possono permettere uno studio dignitoso senza ostacoli. Mentre i giovani delle periferie, i giovani figli di operai sono esclusi a priori da questa gara. E questi sono il 99% degli studenti.

Poi c’è la questione dei fuori sede. La Sapienza è un grande ateneo, il più grande d'Europa, e raccoglie un bacino di studenti che vengono dal sud, anche perché al sud le università le stanno facendo morire. I fuorisede in Sapienza sono tanti, trenta o quarantamila su centoventimila studenti e i posti negli studentati pubblici sono circa ventimila. Poi che gli studentati caschino a pezzi e siano al limite della sopravvivenza è un altro discorso. O forse sempre lo stesso.


Mentre gli studenti vivono questo dramma Massimo mi racconta di San Lorenzo, il quartiere universitario dietro la Sapienza. Qui stanno costruendo uno studentato di lusso partecipato dalla SACE, cassa di deposito e prestiti. Il che vuol dire che c’è il pubblico dietro che finanza.


Il governo nel suo insediamento ci ha tenuto a mettere la parola merito nella dicitura del ministero dell’Istruzione. Ma quale merito? Prima di tutto l’università sta diventando una questione di sopravvivenza. «Abbiamo l’acqua alla gola - mi dice Massimo - se non alziamo la testa, affoghiamo».



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