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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Divorzio in un giorno e un esclusivo set di pentole per i primi cento ricorsi



Ogni giorno un’avvocata o un avvocato si svegliano e sanno che dovranno correre più veloci dei clienti che leggono i titoli dei media online.

“Divorzio istantaneo, c’è il sì della Cassazione: ecco come lasciarsi in un giorno solo”.

Ecco, non so bene come dirvelo, ma in questa frase non c’è nulla di vero.

Provo a spiegare.

Partiamo dal medioevo parlamentare al quale ormai siamo assuefatti.

In Italia, e ormai in altri pochi Paesi al mondo, vige l’istituto della separazione, cioè di un periodo di tempo nel corso del quale i coniugi vivono separati ma ancora non possono divorziare.

Per tanto, troppo tempo questo periodo è stato di tre lunghissimi anni nel corso dei quali, di solito, i coniugi avevano già altre relazioni stabili, che però non potevano formalizzare.

La ratio era quella di essere sicuri che i coniugi volessero davvero lasciarsi, così è stato pensato questo limbo giuridico, completamente inutile (il divorzio non prevede il divieto di contrarre nuovamente matrimonio con l’ex coniuge) e fonte di contenzioso sia personale che giudiziale, facendo porre la fatidica domanda addirittura al Presidente del Tribunale (“Ma siete sicuri sicuri?”).


Non da poco appare anche l’aspetto economico, perchè un procedimento giudiziale, peraltro doppio, può costare molto più del ricevimento nuziale, ma senza i regali.

Poi c’è l’aspetto successorio, in caso di decesso di un coniuge separato l’altro coniuge eredita almeno una quota di “legittima”, mentre il nuovo compagno o compagna, se non c’è almeno un testamento che gli destina la parte disponibile, non ha diritto a nulla.

Poi ci sarebbe anche un aspetto psicologico che contribuisce a indurre, nella testa di chi (quasi sempre l’uomo, o meglio il maschio) non accetta di essere lasciato, di essere ancora “proprietario” della moglie che è ancora tale, ed infatti la maggior parte dei femminicidi è commessa durate la fase di separazione.


In un Paese normale avremmo preso atto che il Concilio di Trento è finito, la Democrazia Cristiana dei tempi d’oro è implosa, è andata com’è andata, vediamo di venire incontro alle esigenze dei cittadini eliminando la separazione.

Si sa infatti che il matrimonio religioso è indissolubile (se non hai la possibilità economica, per pochi eletti, di farlo annullare per i più svariati motivi dalla Sacra Rota) ma i suoi effetti civili per fortuna no.

E invece in tutti questi anni il legislatore non ha mai avuto il coraggio di eliminare la separazione dei coniugi.

Al massimo si può ridurre, hanno detto, così dopo lunghe trattative e concessioni parziali, si è arrivati a un anno in caso di separazione giudiziale e sei mesi per la consensuale.

Il faro, o la scusa, sono sempre i bambini, perché bisogna rimanere insieme per i bambini, in questo Paese che affronta i problemi con gli spot commerciali strappalacrime dei supermercati.


Facendola breve, sempre per non affrontare la questione vera, la riforma Cartabia ha prodotto un ulteriore palliativo, consentendo che la domanda di divorzio potesse proporsi insieme alla domanda di separazione, per cercare, almeno, di far risparmiare qualcosa di spese legali.

Però è un aspetto formale perché il divorzio, anche se richiesto con lo stesso atto giudiziario, può pronunciarsi solo dopo che è stata emessa la sentenza di separazione, anche se all’interno dello stesso iter processuale: i tempi non cambiano.

Anche qui va detto che il vero risparmio sarebbe eliminare la separazione.

Tariffe alla mano, un’azione (giudiziale, quindi in contenzioso) con domanda doppia, in un procedimento di fatto doppio, con due sentenze, con quasi la stessa attività sostanziale di prima, pensate vi costi molto meno?

Solo che Cartabia si è dimenticata di estendere la norma alla domanda consensuale, che poi è (per fortuna) la più frequente.

Così si sono formate nei tribunali due correnti di pensiero, chi diceva di si e chi diceva (non si capisce bene perché) di no, ed è intervenuta (sempre grazie alla riforma Cartabia) in via preventiva la Cassazione a risolvere il punto di diritto.


Con la sentenza n. 28727 del 6 ottobre 2023 la Corte si limita, banalmente, ad estendere questo aspetto della riforma Cartabia anche al procedimento consensuale, una decisione ovvia, ma sappiamo bene che qui da noi anche l’ovvio è tutto da conquistare.

Quindi il divorzio non è istantaneo, non ci si lascia in un giorno (almeno giuridicamente) e anche se fosse non lo dice la Cassazione, perché non fa le leggi.

Era difficile sbagliarne così tante in due righe.

Quando in realtà l’aspetto veramente innovativo è che, sempre grazie alla riforma Cartabia, la Cassazione è potuta intervenire in via preventiva sulla questione di diritto, senza dover attendere le sentenze di separazione e divorzio di primo grado e di appello e il ricorso in cassazione di una delle parti, quindi una decina d’anni stando stretti.

Ma di questo nessuno parla.

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