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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Dov’è la sinistra: senza punti interrogativi, per una volta.


Dov’è la sinistra: senza punti interrogativi, per una volta. A scanso di equivoci. Perché la domanda, quella in particolare, la sentiamo ripetere ormai da molto tempo, straordinaria premessa alla risposta che giunge automatica: la sinistra non c’è più. Che talvolta è vero, ma è anche la scusa per non provarci nemmeno, a farla. E invece, da qualche parte c’è, e in questo nostro prossimo numero di Ossigeno, che è già in preordine sul sito di People, abbiamo deciso di andare a cercarla, e di raccontarla, anche - perché no - in modo che sia d’esempio e d’ispirazione.

C’è una sinistra che governa, intanto, qua e là. Pure in Europa, nella vicina Spagna, e in Portogallo, alternative concrete a un Paese come la Francia, dove la sinistra per come l’avevamo imparata a conoscere non c’è più, e potrebbe essere l’Italia di domani: sta a noi. In America no, non governa la “sinistra”. Ma certamente persino lì, nel Paese più capitalista di tutti, emergono elementi di un’agenda socialdemocratica, e non ha caso l’accusa di socialismo la usano i repubblicani, riportando la parola nel vocabolario come non accadeva da decenni.

Ma la sinistra sta anche altrove, e più vicina, ad esempio nei movimenti, e siamo andati a parlare con chi, come Ultima Generazione, con le sue pubbliche dimostrazioni è riuscita a squarciare il velo dell’indifferenza che da sempre avvolge la questione ambientale. Sta nelle scuole, e nelle università, dove rifiorisce la mobilitazione e cresce, o almeno si spera, una nuova più promettente leva di persone impegnate, futura classe dirigente di domani, indagata da chi tra i ragazzi e le ragazze ci sta ogni giorno, e ne condivide l’età, ovvero i giornalisti della redazione di Scomodo. E poi ancora le proteste delle donne in Iran, l’azione delle Ong nel Mediterraneo, luoghi lontani e troppo spesso dimenticati che però proprio nella difficoltà mostrano che la sinistra c’è, esiste, resiste, si può fare.

Ed ecco quindi che, nel momento in cui nel Paese governa una brutta destra, seguito di una serie di maggioranze più o meno larghe che poco o nulla hanno toccato dei problemi e delle disuguaglianze esistenti, questo numero vuole essere non solo un elenco, o un libro dei sogni sul quale sospirare, ma un invito: all’impegno, all’organizzazione, all’approfondimento di ricette fattibili, alla costruzione di un domani più giusto. Insomma, come si diceva una volta, allo studio e alla lotta.



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