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  • Davide Serafin

Fate presto (le rinnovabili)



Nel mezzo del cammin della crisi energetica, abbiamo scoperto di aver perso dieci anni di tempo tra pregiudizi, ostacoli, interessi contrapposti e la solita infinita burocrazia.

L’energia rinnovabile in Italia resta al palo. Tenendo in considerazione tutto il fabbisogno energetico (non solo il mix elettrico), la quota di FER (Fonti di Energia Rinnovabile) è pari all’8% (cfr. L. Becchetti, C. Becchetti, F. Naso, Rinnovabili subito. Una proposta per la nostra indipendenza energetica, Donzelli 2022). Sulle rinnovabili eravamo in ritardo e lo siamo rimasti, nonostante i miliardi del Pnrr, nonostante l’impulso dei movimenti per il contrasto al cambiamento climatico. Le scelte elettorali di settembre 2022, inoltre, rischiano di condannare il nostro Paese al suo presente fatto di ricorso sistematico alle fonti fossili, nonché a dispendiose e inconcludenti retromarce nucleariste.


A nulla è valsa la rincorsa del prezzo del gas metano, già in rampa di lancio lungo tutto il 2021. Sul sito di Ember, think tank europeo senza scopo di lucro che si batte per la riduzione delle emissioni di CO2, già a dicembre 2021 (ben prima che scoppiasse il conflitto in Ucraina) veniva lanciato l’allarme: il rischio sistemico dell’Italia cresce al crescere dei prezzi dei carburanti fossili. «L'Italia resta indietro nella corsa dell'Europa alle rinnovabili. L'impennata dei prezzi del gas di quest'anno ha confermato i sostanziali rischi economici e politici associati a una continua dipendenza dal gas importato. L'Italia deve intensificare la diffusione delle energie rinnovabili per ridurre la propria dipendenza dal gas e svolgere un ruolo più significativo nell'accelerare la decarbonizzazione del settore elettrico dell'UE» scriveva Sarah Brown, Senior Energy e Climate Analyst di Ember. Parole molto chiare. Se la politica non pare aver recepito il messaggio, nel Paese invece qualcosa sembra si stia muovendo. Le richieste di connessione alla rete di nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili sono esplose tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2022. Sono i dati di Terna a fornirci la misura esatta dell’appetibilità degli investimenti in FER: se alla fine del 2020 le istanze al gestore della rete ammontavano a 95 GW, alla fine del 2021 sono stati superati i 200 GW, raggiungendo la quota di 280 verso la fine di agosto. È stato l’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, a divulgare il dato, non mancando di sottolineare il rinnovato interesse degli investitori per le FER. Per dare una misura della quantità di richieste, basti pensare che per sopperire alle mancate forniture di gas dalla Russia servirebbero 70 GW di potenza da FER. Se solo avessimo sbloccato le concessioni quando era il caso di farlo, saremmo ora molto più liberi di dire la nostra in fatto di politica estera ed energetica. Attenti però alle facili equazioni: i 280 GW non sono tutti in "attesa di connessione" alla rete, non si tratta di impianti “messi a terra”. La richiesta di connessione a Terna è solo uno degli atti preliminari che un'impresa deve svolgere per installare un impianto FER sopra una certa taglia. Pertanto, sbloccare i 280 GW dal punto di vista autorizzativo non significa che all’indomani tutta questa capacità sia immediatamente messa a disposizione del gestore della rete elettrica. Non possiamo sopperire a un decennio di ostacoli e vincoli con un colpo di bacchetta magica.


Del resto, non vi è nemmeno certezza sulla consistenza di questo numero, i 280 GW. Sappiamo che a fine 2020, dei 95 GW in attesa di connessione, 68 sono stati accettati da Terna, con inclusa la soluzione di connessione. Non sappiamo invece che ne sarà della restante parte, quante delle richieste riguardino impianti in concorrenza tra di loro, quanti siano davvero allacciabili, quanti invece rischino di essere sospesi in conseguenza di altre installazioni in prossimità dello stesso snodo della rete, quali saranno gli interventi da attuare sulla rete medesima affinché possa ricevere buona parte di questo carico. La procedura di connessione prevede almeno quattordici passaggi, tre dei quali dipendono unicamente dalla capacità di risposta di Terna.

Per il gestore si tratta di:

- elaborare il preventivo, che contiene (1) la verifica tecnica finalizzata a valutare l'impatto sulla rete della potenza in immissione richiesta e la predisposizione del preventivo per la connessione; (2) l’emissione della STMG (ossia la Soluzione Tecnica Minima Generale per la connessione), che contiene i tempi e costi di realizzazione degli impianti e degli eventuali interventi sulla rete elettrica nazionale esistente necessari per la connessione (al netto dei tempi delle autorizzazioni); (3) il corrispettivo di connessione; (4) l'elenco degli adempimenti necessari ai fini dell'autorizzazione dell'impianto di rete; (5) un codice identificativo di pratica e il nominativo di un responsabile del gestore di rete a cui fare riferimento per tutto l'iter. Per tutte queste operazioni, il gestore della rete ha 90 giorni di tempo.

- rilasciare il benestare, che deve avvenire entro 60 giorni lavorativi dalla data di ricevimento del progetto.

- dopo il conseguimento dell’autorizzazione, il soggetto richiedente deve inoltrare di nuovo a Terna l’istanza per il rilascio della STMD, ossia la Soluzione Tecnica Minima di Dettaglio, in cui sono riportate le specifiche finali dell'impianto. La STMD rappresenta il documento di riferimento per la progettazione esecutiva e la realizzazione degli impianti. La procedura prevede altri 90 giorni di tempo per Terna. Si tratta quindi di circa otto mesi di tempo dedicati all’espletamento della parte più tecnico-burocratica, a cui vanno sommati i tempi di progettazione, di reperimento dei materiali e di costruzione dell’impianto. L’avvio dei lavori può avvenire soltanto dopo la definizione del contratto di connessione che contiene, tra l’altro, il dettaglio dei tempi, i costi e le condizioni per la realizzazione della connessione. continua a leggere su Ossigeno 10, disponibile qui

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