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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Fino a che punto, signor Giudice?



Prima di commentare, e ancora adesso mentre lo faccio, ho riletto più volte il passaggio dell’intervista di Andrea Malaguti a Piercamillo Davigo sulla Stampa, nella parte che riguarda Alfredo Cospito.

Lo riporto per averlo ancora davanti mentre scrivo, per essere sicuro di quel che ho letto.

“Conosce anche la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito?”

“Certo.”

“Si sta lasciando morire in carcere.”

“In Gran Bretagna i combattenti dell’Ira che hanno fatto lo sciopero della fame sono morti”.

“È disumano”.

“Non è questione di umanità, ma di credere nei valori delle nostre leggi”.

“Sembra disumano anche credendoci”.

“Uno Stato non può lasciarsi ricattare se crede nei suoi valori. Per altro il ministro può revocare il 41 bis. E il Presidente della Repubblica può concedere la grazia”.

Ora, da dove cominciare?

Dal diritto, come sempre, e dalla Costituzione.

Tornando prima indietro nella stessa agghiacciante intervista, nella parte in cui le domande riguardavano la cattura di Matteo Messina Denaro e dove Davigo prima afferma che, si, l’Italia è stata condannata più volte a Strasburgo dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) riguardo al 41 bis e al carcere ostativo, ma perché “forse non siamo stati capaci di difenderci bene”.

E conferma di essere favorevole a entrambi perché in Italia abbiamo la mafia che ha fatto le stragi (segue elenco).

E che non si tratta di carcere duro ma serve semplicemente a recidere i contatti dei mafiosi con l’esterno e che basta pentirsi per evitarlo.

Così arriviamo all’art. 27 della Costituzione, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato: “Lo conosco bene e lo condivido. Ma fino a quando l’obiettivo non è raggiunto la collettività ha il diritto di difendersi”.


Quindi, ricapitolando.

L’articolo 27, dice Davigo, potrebbe anche essere violato sia dall’art. 41 bis che dall’ergastolo ostativo, anche se vengono spesso confusi, ma finchè non vinceremo la guerra contro la mafia vanno applicati.

In realtà la CEDU non ha mai parlato di violazione assoluta, al contrario, ha sempre ritenuto giustificati i presupposti generali di questa normativa in situazioni di emergenza (come negli anni delle stragi) ma ha dichiarato illegittime alcune applicazioni specifiche ed ha affermato che non possono divenire abituali.

In questo modo diventerebbe un regime ordinario.

Quindi da un lato, anche se potrebbe non sussistere più alcuna giustificazione giuridica, è comprensibile che la lotta alla mafia possa essere condotta con questa forzatura, e che l’opinione pubblica possa condividere questa impostazione.

È umano, non siamo tutti giuristi, non abbiamo tutti gli strumenti per capire, ma tutti sappiamo per quali orrendi reati è stato condannato a svariati ergastoli Messina Denaro, e probabilmente nessuno (compresi molti giuristi), giusto o sbagliato che sia, perderà il sonno per l’eventualità che suoi diritti costituzionali vengano in parte violati.

Ma Alfredo Cospito?


Alfredo Cospito è un anarchico e ha commesso reati gravissimi, ma non è un mafioso, mentre queste norme nascono proprio per il contrasto alle associazioni mafiose.

Per definizione, lo dice il nome, gli anarchici sono allergici alle organizzazioni e alle regole, e se lo scopo del 41 bis e del 4 bis è la recisione dei legami, l’applicazione ad un anarchico è già una contraddizione in termini.

Un anarchico non potrà mai continuare a gestire la sua organizzazione e il suo potere dal carcere, l’esempio che Davigo utilizza per giustificare il 41 bis, perché non ha questo ruolo di “gestione” neppure quando è in stato di libertà.

Quindi, oggettivamente, l’applicazione del 41 bis a Cospito è difficilmente giustificabile dal punto di vista strettamente giuridico.

Ma Davigo va molto oltre, con l’esempio dei terroristi dell’Ira, ricordando che sono morti facendo lo sciopero della fame (contro le condizioni di detenzione inumane che subivano, poi dichiarate tali), quindi di fatto ritenendo che sia un esito accettabile, e che non sia un problema suo (o nostro).

Chi ha la mia età si ricorda bene di Bobby Sands, il più noto di quei morti.

Del suo volto sorridente di ventenne capellone nelle foto scattate prima della carcerazione, ma anche dell’aspetto spettrale che aveva prima di morire.

Da come la vedo io, Bobby Sands e i suoi compagni, morendo, hanno spostato, e di molto, l’opinione pubblica mondiale sulla questione irlandese, molto complessa e che non mi avventuro a giudicare, ma che era in ogni caso una questione politica e non certo legata alla criminalità organizzata: nessuno ricorda più i suoi reati, solo la sua protesta, solo la sua azione politica (fu eletto in Parlamento, anche se morì dopo pochi giorni), solo la repressione brutale.

Ed è una questione che riguardava, e riguarda tutt’ora, un passaggio fondamentale, cioè fino a che punto è lecito spingersi per lo stato di diritto, anche per ragioni di autotutela, rimanendo tale, e quindi democratico?


È plausibile, venendo a noi, giustificare il regime di 41 bis ad un anarchico come Cospito (ricordo che nessuno chiede che venga scarcerato, solo che possa scontare la pena come gli altri detenuti comuni) con il credere nei valori delle nostre leggi, in questo caso nate per altro scopo?

Quali valori prevalgono in questo caso specifico, i diritti umani o le leggi dello Stato?

È giustificabile affermare che comunque il ministro può revocare il 41 bis (o il Presidente concedere la grazia, ma perché la grazia? Si tratta solo di scontare una pena umanamente, non di annullarla) scaricandosi la coscienza, come se non fosse una responsabilità di tutte e tutti noi la sua applicazione, di fatto discrezionale?

Ed è davvero un ricatto quello che mette in atto una persona protestando nel modo più estremo contro norme che potrebbero essere illegittime, e in certi casi applicate illegittimamente secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, o non è forse l’unico modo che ha di esercitare un diritto assoluto in quanto essere umano?


Ha ragione Andrea Malaguti, sembra tutto disumano, anche credendo nei valori delle nostre leggi.

Leggo poi che l’udienza in Cassazione per la discussione delle richieste di Cospito, quella che potrebbe accertare l’illegittimità del regime carcerario applicato, è fissata per il 20 di aprile, e concordo con chi afferma che, alle condizioni attuali, questa data significa una condanna a morte.

Quindi alla fine riesco anche a dare un senso, un’utilità, alle parole di Davigo.

Se neanche di fronte all’espressione di questi concetti non ritroviamo il senso della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, non riusciamo a capire che non si può sempre giustificare tutto mescolando le pere con le mele, per quanto le si consideri marce, che il senso di umanità non può che essere sempre e comunque il nostro tratto distintivo rispetto alle persone che, invece, lo hanno perso, e che i nostri valori sono altri, e alti, e non si riducono all’applicazione acritica di leggi emergenziali, allora siamo davvero perdute e perduti.

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