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  • Immagine del redattoreMary Maloney

Gattini volanti



L’avrete visto tutti il video di quel tizio sardo che prende un gattino minuscolo e lo lancia con violenza giù da un ponte.

Chiedo scusa, ha dichiarato dopo che la polizia è andata a prenderlo e i cittadini gli hanno augurato la morte su qualunque social terracqueo.

Ma non tutti lo odiano. A parte i suoi simili mentecatti violenti, intendo.

C’è un’altra parte di pianeta, molto numerosa, nella fattispecie 92 miliardi di creature, che anzi, a quel tizio stringerebbe la mano.

Gli chiederebbe, quasi quasi, un aiuto. Gli offrirebbe anche uno spritz, se potesse.

Parlo, chiaramente, dei 92 miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo.

Qualunque vitello, maiale, pulcino, preferirebbe morire così, in pochi secondi e senza rendersene conto, piuttosto che subire le torture degli allevamenti intesivi. Essere mutilati a un giorno di vita, riempiti di antibiotici, tenuti al chiuso in celle minuscole immersi nelle proprie deiezioni senza mai vedere la luce del sole. Per non parlare delle violenze dei lavoratori, i calci, i pugni, i viaggi sui camion che durano giorni interi, nel caldo infernale, senza acqua né cibo, dove si feriscono e spesso si trovano ammassati sulle carcasse dei loro simili. “Tanto poi muoiono.” Ma prima di morire ci sono ancora le operazioni di scarico degli animali, l’introduzione nei macelli, l’attesa dello scannamento mentre vedono ciò che li aspetta accadere al loro vicino di gabbia.

C’è una parola poco conosciuta in Italia, di dodici lettere. Una parola ancora mai pronunciata dai nostri governi. Una parola che spiega esattamente perché scandalizzarsi per il gattino ucciso in quella maniera barbara e non per le centinaia di migliaia di altri animali trucidati ogni giorno nella nostra penisola sia, ahimè, una enorme ipocrisia. Questa parola è Antispecismo. Segnatevela.

E allora grazie al tizio del video, per aver usato una dose di rispetto nei confronti degli animali se non altro superiore alla media. Viviamo in un mondo in cui le atrocità dell’allevamento sono la normalità, accettate e normalizzate dalla quasi totalità della popolazione.

Dalla pietà dimostrata dal lanciatore di gattini, alla fine, possiamo solo imparare.

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