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  • Immagine del redattoreStefano Catone

"Ghiacciai da record" che non lo erano



“Dopo la grande siccità un 2024 con ghiacciai da record: mai così abbondanti da vent’anni”. Titola così un recente articolo di Repubblica che sui social network sta facendo impazzire i negazionisti dell’emergenza climatica. “Il famoso riscaldamento globale con i ghiacciai da record e la siccità con le alluvioni!”, “Colpa del giugno più caldo di sempre Siccità e caldo record di quest'anno verranno ricordati anche tra 100 anni...”, “Grazie ai media che ormai riempiono di spazzatura i canali informativi!”. Eccetera. La spazzatura vera è un titolo così.

Abbiamo vissuto mesi di abbondanti piogge al nord? Sì. Queste piogge hanno causato un innevamento delle Alpi a cui non siamo più abituati? Sì. Questo innevamento vuol dire “ghiacciai da record: mai così abbondanti da vent’anni”? No, no e ancora no. E il paradosso è che l’articolo, invece, fa un quadro tutto sommato corretto di ciò a cui stiamo assistendo questa estate, ma col duplice problema che i titoli sparati sui social alimentano commenti istintivi basati sul solo titolo, e che l’articolo è a pagamento. Quel che resta è un flusso di centinaia di commenti coerenti col titolo: “siamo salvi, i ghiacciai avanzano, l’emergenza climatica non esiste e chi lo sostiene è un cretino”.

Tornando al punto della questione, per spiegare come si forma un ghiacciaio prendiamo a prestito un passaggio dalle prime pagine de I ghiacciai raccontano di Giovanni Baccolo (in pre-order da ieri sul sito di People, neanche a farlo apposta): "La prima cosa che serve per avere un ghiacciaio è una porzione di terreno dove la neve che cade in un anno è maggiore dì quella che viene persa per fusione. Parliamo di regioni in quota, dove la bassa temperatura fa sì che la neve fonda lentamente e possa accumularsi. In questi luoghi freddi […] si accumula una massa di neve che diventa sempre più grande. Dopo qualche tempo, lo spessore del deposito sarà tale che la neve inizierà a compattarsi sotto al suo peso, diventando prima nevato […] e infine ghiaccio.


Nei mesi scorsi ha nevicato molto, in quota. Questa neve è caduta anche sui ghiacciai, coprendoli e proteggendo il ghiaccio dalla fusione. I ghiacciai sono cresciuti? No. Sono maggiormente protetti da uno strato nevoso che in estate non si vedeva da tempo, ma sulla cui sopravvivenza dopo l’estate – e trasformazione in nevato e in ghiaccio – ci sono numerosi dubbi.

L’articolo di Repubblica cita le rilevazioni di ARPA Piemonte e della Società Meteorologica Italiana, riferiti in particolare al ghiacciaio Ciardoney in Val Soana, le cui conclusioni sono chiaramente opposte a “ghiacciai da record”. Le riportiamo: "Senza lanciarci in azzardate previsioni, data la generosa situazione nivometrica […] è ragionevole immaginare che il Ghiacciaio Ciardoney così come molti altri delle Alpi occidentali rimarrà coperto di neve ancora a lungo, fino alle settimane centrali dell'estate 2024 […]. Il manto nevoso attualmente presente potrebbe esaurirsi piuttosto rapidamente nella seconda metà dell'estate almeno su parte del ghiacciaio, ma in ogni caso - salvo situazioni eccezionali a oggi non prevedibili - le eventuali perdite di massa glaciale saranno inferiori a quelle (drammatiche) di molti anni recenti.Meno probabile invece il verificarsi di un bilancio di massa positivo, come avvenuto - in 32 anni di misure - solo nell'anno idrologico 2000-01".

Nella primavera del 2008, l’indice Dow Jones ha vissuto una importante crescita. Tanti si saranno rallegrati, di certo. Magari Repubblica avrà pure scritto “Dow Jones da record: mai così in crescita negli ultimi mesi”, ma era sufficiente allargare il grafico dei prezzi per scoprire che la crescita della primavera 2008 dell’indice Dow Jones non era altro che una piccola correzione all’interno di una delle più gravi crisi finanziarie della storia. A differenza di allora, nessuna inversione di tendenza sembra poterci essere all’orizzonte, fino alla completa scomparsa dei ghiacciai alpini.




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