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  • Immagine del redattoreSilvia Cavanna

I messaggi motivazionali di Meloni sul PNRR



La Commissione europea ha finalmente versato all’Italia la terza rata del PNRR, per un ammontare di 18,5 miliardi di euro. Ce lo conferma il ministro per gli Affari europei Fitto, lo ribadisce anche la premier Meloni che, con uno dei videomessaggi senza contraddittorio a cui ci ha abituati, sottolinea come il traguardo raggiunto sia la dimostrazione che l’Italia e il governo attualmente in carica hanno affrontato la questione con estrema serietà, ed auspica per il futuro che si impari a credere un po’ di più nella capacità della nazione di raggiungere i propri obiettivi “soprattutto se si lavora tutti nella stessa direzione”.

Metaforica auto-pacca sulla spalla e frecciata ai sinistri detrattori (dimenticando forse che quando, il 27 aprile 2021, l’allora presidente del Consiglio Draghi presentava in Parlamento il testo finale del PNRR da approvare ed inviare a Bruxelles entro la fine del mese, Fratelli d’Italia si asteneva).


Ma c’è un “ma”. Il pagamento della terza rata ricevuto dall’Italia era stato richiesto a dicembre e fa riferimento al completamento di interventi aventi scadenza nell’ultimo trimestre 2022 ma avviati e portati avanti durante tutto lo scorso anno, quindi i meriti ascrivibili ad un governo insediatosi formalmente a fine ottobre sono a dir poco risibili.

Se invece consideriamo gli obiettivi del 2023, quindi quelli che ricadono a tutti gli effetti sotto l’egida meloniana, l’osservatorio OpenPNRR permette di fotografare una situazione che vede:

- 15 scadenze attualmente in ritardo (4 relative al primo trimestre, 7 al secondo, ed altre 4 al terzo);

- 2 proposte di revisione presentate (una rimodulazione di 10 scadenze del primo semestre che rischiavano di non essere completate in tempo e la successiva revisione complessiva del PNRR, con l’integrazione del capitolo energetico RepowerEU ed il definanziamento di misure che ancora non si sa se e come troveranno nuove coperture);

- 63 obiettivi da raggiungere entro la fine dell’anno (salvo il via libera europeo alla riforma del Piano citata poc’anzi, che potrebbe cambiare le cose). Di questi, alla data attuale quelli già ultimati sono 3, quindi resterebbero 60 scadenze dal cui completamento dipende la possibilità per l’Italia di richiedere il pagamento della quinta rata di fondi.

Ma guai a parlare di ritardi.


Vista la grande propensione del governo ad autoincensarsi e la parallela scarsa voglia di dare informazioni puntuali circa lo stato di attuazione degli interventi a chiunque ne chieda conto (i più attenti ricorderanno che lo scorso giugno, fra le polemiche, il PNRR è stato escluso dal cosiddetto “controllo concomitante” della Corte dei Conti, quello che le permette di monitorare progetti finanziati dallo Stato in essere e segnalare eventuali irregolarità), non ci resta che aspettare il videomessaggio natalizio della premier per sapere se possiamo continuare a credere in noi stessi.

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