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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

I pericoli del giustizialismo da social



“Intorno alle 15:45 di mercoledì tra Acilia e Casal Palocco, nella periferia sud-ovest di Roma, c’è stato un grave incidente fra due auto – una Smart Forfour e un Suv Lamborghini – che secondo le prime ricostruzioni si sarebbero scontrate venendo da due direzioni opposte sulla stessa strada: è morto un bambino di 5 anni”. Così Il Post introduce la drammatica notizia di cronaca che sta monopolizzando i commenti online, una delle poche testate, va detto, che si attiene ai fatti.

Il clamore proviene dalla circostanza che gli occupanti del SUV (noleggiato), quattro ragazzi e una ragazza, tutti più o meno ventenni, formano un gruppo di youtuber, noto con il nome di “TheBorderline”, con 600mila iscritti al loro canale, dove realizzano video in cui devono essere portate a termine delle sfide, le cosiddette "challenge". L’ipotesi è che al momento dell’incidente i cinque ragazzi stessero mettendo in atto proprio una delle sfide che solitamente postano sul loro canale.


Al netto di questi pochi fatti certi, fra cui purtroppo la morte di un bambino, nulla si sa della dinamica, della responsabilità, di cosa facessero realmente questi "youtuber".

Eppure, nel giro di un pomeriggio, l’effetto è una discussione violenta, basata su fatti che comunque spetta agli inquirenti confermare, e soprattutto su una fortissima avversione nei confronti dei social media, paradossalmente esternata proprio sugli stessi e, va detto, nei confronti dei “giovani d’oggi”, tutti implicitamente paragonati a quelli coinvolti.

Ed è ovvio che se fosse confermato che la morte di un bambino è stata causata esclusivamente da una sfida da riprendere per poi metterla online sarebbe gravissimo, ma è questo il motivo per cui si fanno le indagini e gli accertamenti, che non sono le interviste ai passanti o agli “esperti” prive di fatti acclarati.

È paradossale, poi, come questo giustizialismo violento che porta in poche ore al linciaggio mediatico che invoca quello reale, avvenga contemporaneamente ai funerali di una persona che ancora dopo oltre trent’anni di condanne, cassazioni, prescrizioni, assoluzioni con fatti accertati in sentenze definitive, venga ancora dipinto da mezzo Paese e da metà classe politica, con la presenza contrita di quasi tutta l’altra metà alle esequie, come un paladino della libertà e una vittima del giustizialismo e della magistratura comunista.

Per non dire poi dello sciacallaggio politico di più basso profilo.


Carlo Calenda, ad esempio, attualmente impegnato nel promuovere una normativa che regoli l’accesso dei minori ai social (proprio lui che sta su Twitter h24), ne approfitta per sentenziare così: “I video come quelli di #theborderline sono visti da milioni di preadolescenti e adolescenti che crescono pensando che sia una legittima e facile strada per il successo economico. Lasciamo coltivare l’idiozia e l’irresponsabilità per un malinteso senso di libertà illimitata e relativismo (non esiste il giusto e l’ingiusto) e poi ci stupiamo per le tragedie che ne scaturiscono. Regoliamo i social ora. Abbiamo presentato una proposta di legge. Approviamola”.

Ora, visto che la “regolazione” dei social proposta riguarda soprattutto i minorenni, che i ragazzi coinvolti sono maggiorenni e non sono affatto anonimi (altrimenti non trarrebbero vantaggio dall’uso dei social), e potrebbero accedervi anche dopo la riforma esattamente come prima, è evidente come l’argomento sia usato a sproposito e in senso del tutto strumentale, per una tesi che non c’entra nulla, cavalcando l’onda dell’argomento.


A ruota, Matteo Renzi posta una fotografia di quando da premier firmò la legge sull’omicidio stradale e commenta: “Quando ero a Palazzo Chigi ho firmato la legge sull’omicidio stradale, per punire chi si mette alla guida sotto effetto di alcool o stupefacenti. Ricordo le critiche di allora ma anche la commozione delle famiglie delle vittime. Quello che è successo a Roma ieri, con la morte del piccolo Manuel, rientra pienamente nella casistica dell’omicidio stradale. E il fatto che i protagonisti dell’incidente stessero girando un video per YouTube per aumentare le visualizzazioni rende la circostanza ancora più atroce. Vi prego: la sicurezza stradale è troppo importante. Sembra una frase algida e banale ma ce ne rendiamo conto solo quando succede qualcosa a un amico o a un parente. Basta follie alla guida. Basta!”.


Insomma, Renzi si intesta la legge proprio in una delle tante occasioni in cui ne viene confermata l’assoluta inutilità (laddove serve invece cultura della sicurezza, ovunque, anche sui social), e del resto chiunque non sia un completo analfabeta del diritto capisce che aumentare le pene per un reato colposo, cioè non volontario, non voluto, non pianificato, non può in nessun modo incidere sulla sua commissione.

Ma anche in questo caso prevale l’autolesionistica autocelebrazione, in un effetto domino per cui di ogni tragedia non si butta via niente, a qualcosa serve sempre.

Eccetto che per i migranti morti in mare, anche fossero 500 compresi 100 bambini, per quelli nessuna ipotesi, nessuna rivendicazione, nessuna norma, solo silenzio in attesa che la notizia, già in fondo alle home page dei quotidiani, sparisca del tutto.

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