• Franz Foti

I repubblicani moderati e altri personaggi di fantasia


Martedì scorso in Wyoming si sono svolte le primarie repubblicane in vista delle elezioni di medio termine dell'autunno prossimo. Le primarie per la House of Representatives di questo minuscolo stato (che ha grossomodo gli stessi abitanti della Basilicata) non avrebbero trovato posto sui media americani e internazionali, non fosse che una dei partecipanti era Liz Cheney, parlamentare uscente e figlia dell'ex Vicepresidente Dick Cheney, nonché una delle più note e fiere oppositrici di Trump all'interno del Partito Repubblicano.


Cheney è, infatti, una dei (soli) dieci repubblicani che al Congresso hanno osato votare a favore dell'impeachment di Donald Trump in seguito all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Esattamente come altri sette di questi dieci parlamentari, Cheney ha subito una sconfitta pesantissima alle primarie, e sarà quindi sostituita nella prossima tornata da un rappresentante di sicura e comprovata fede trumpiana.


In molti, tanto negli USA quanto nel nostro paese, stanno dipingendo la figura della (ex?) rappresentante del Wyoming come di una sorta di eroina del moderatismo e del patriottismo americano, pronta a sacrificarsi per il bene comune e pronta anche a sfidare Trump alle primarie presidenziali in vista delle elezioni generali del 2024.

Una sorta di icona del centrismo, diciamo.

Una ricostruzione che mi sembra per lo meno edulcorata da generose cucchiaiate di wishful thinking. Provo a spiegare brevemente perché.


Per prima cosa, anche in questa tornata di primarie, come per la verità già tutti i sondaggi degli ultimi due anni e come le stesse presidenziali del 2020 hanno già ampiamente mostrato, il peso elettorale di questa supposta grande opposizione moderata all'interno dei repubblicani è a dir poco modesto.

Cheney, oltre a poter vantare una pedigree notevole, è stata nei suoi anni in parlamento una figura di spicco del partito dell'elefantino, una dirigente stimata e apprezzata, avviata a una carriera di primissimo piano nelle file dei conservatori.

Ciò nonostante, le è bastato sostenere che no, Trump non è stato sconfitto solo grazie ai brogli elettorali e che sì, l'assalto ai palazzi delle istituzioni tenutosi il 6 gennaio del 2021 è stato un atto di gravità inaudita e di cui Trump porta enormi responsabilità, per essere sconfitta con oltre trenta punti di margine da Harriet Hagen, un'avvocata semi-sconosciuta senza esperienza politica, ma che dalla sua aveva "solo" l'endorsement di Trump.

La stessa sorte è toccata a tutti i parlamentari che hanno tenuto lo stesso profilo, fatto salvo per due di loro che però hanno riottenuto la nomination in delle primarie aperte e con sistema totalmente diverso, che impediva le sfide a due e consentiva il voto anche a chi non fosse registrato come repubblicano.

E, scusate se mi ripeto, ma parliamo di solo dieci deputati sui duecentododici che attualmente costituiscono la pattuglia repubblicana al Congresso.


La grande opposizione interna repubblicana è quindi in realtà una minoranza risicatissima con peso elettorale pressoché nullo.


Certo, è anche vero che un'opposizione interna - credetemi, lo so bene - non si misura solo in termini di peso numerico, ma anche di qualità delle istanze politiche alternative. Ecco, ma in cosa si differenzia esattamente il pensiero politico di Liz Cheney da quello di Donald Trump? Al di là delle dichiarazioni di intenti e delle posture mediatiche, c'è un modo molto semplice di verificarlo. Cheney è stata al congresso durante tutto il corso della presidenza Trump: quante volte ha votato in dissenso dal palazzinaro del Queens? Ve lo dico io, anzi ve lo dice l'affidabilissimo sito di analisi politica e sondaggi, FiveThirtyEight: Liz Cheney ha votato in piena sintonia con Trump nel 95% dei casi. Si potrebbe pensare che magari quel 5% siano però voti di grande peso, su questioni dirimenti, ma purtroppo non è così. Cheney ha votato a favore dell'abolizione dell'Affordable Care Act, a favore del muro col Messico, a favore della politica estera di Trump, a favore dei megasconti fiscali ai miliardari, a favore delle sue politiche scellerate in fatto di immigrazione, contro il salario minimo, contro l'aiuto a Portorico in seguito all'uragano che ha devastato l'isola, contro gli aiuti economici agli indigenti in seguito alla pandemia, contro il diritto all'aborto, e via discorrendo. È una cosi fiera oppositrice di Trump che quando questi ha apostrofato con termini razzisti le donne della Squad, il gruppo delle parlamentari di sinistra che fa capo ad Alexandria Ocasio-Cortez, si è rifiutata di votare a favore di una semplice mozione di censura.

Quindi, come già scritto sopra, la base politica della sua opposizione a Trump è semplicemente quella di non aderire a teorie di cospirazione che paventano brogli elettorali nel 2020, e quella di condannare i tentativi di insurrezione popolare e di colpo di stato.


Riassumendo, la fantomatica opposizione interna repubblicana contro Trump è fatta da dieci deputati, di cui otto non riconfermati, senza una reale base elettorale e che si differenziano dall'ex presidente solo perché rifiutano l'eversione. Alla faccia.


PS Se qualcuno vuole provare a fare lo stesso esercizio con i famosi moderati della destra italiana, compresi gli ex di Forza Italia ora passati con il duo Renzi-Calenda, scoprirà delle sorprese ;)


PPS A proposito di "Ricchi da legare", l'ultimo numero di Ossigeno, sapete chi c'era alla festa per la vittoria di Harriet Hagen contro Liz Cheney? Elon Musk, il noto multimiliardario che, come racconto sulla rivista, diceva di aver lasciato i democratici perché "diventati troppo di sinistra". Ah, lui ci tiene talmente tanto alla trasparenza, che ha vietato ai media presenti di far sapere che era tra gli ospiti di quel party, ma purtroppo a fregarlo sono stati i selfie che gli ultrà trumpiani gli hanno chiesto entusiasti, e che hanno postato sui social media fregandosene degli inviti alla segretezza. Giustizia poetica.