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  • Immagine del redattoregiuseppe civati

I sovranisti del nulla



Nel libro di Gian Marco Griffi che è entrato nel cuore di molti lettori e nella dozzina dello Strega (ed è pubblicato da Laurana, una casa editrice indipendente a cui qui si vuole bene), un soldato della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria (!) di Asti è chiamato a compilare una mappa delle Ferrovie del Messico per un motivo non chiaro. Forse un'idea bislacca del Führer, forse un irrevocabile ordine del Duce, chissà. In ogni caso è una cosa che si deve fare e basta, mentre ci troviamo nel 1944 e ci sarebbero ben altri problemi di cui occuparsi, nel territorio della Rsi occupato dalla Germania nazista.


A volte mi pare che mentre tutto scorre anche noi siamo chiamati a compilare una mappa del genere, per non parlare delle cose che avrebbero invece una qualche importanza per la vita di ciascuno di noi e per il nostro Paese.


Sono settimane e settimane di stronzate (termine tecnico), guarda caso contro l’Europa che ci imporrebbe cose che nemmeno esistono, quando la vera cosa che non esiste è la trasformazione in “cose”, appunto, del PNRR da parte nostra.


Noi, di fronte alla sproporzione tra l’introduzione della farina di grilli e decine di miliardi che non sappiamo spendere, parliamo dei primi. E, dai banchi del governo, ci appassioniamo come se non ci fosse altro di cui parlare.


Una curiosa forma di entomologia, che nega tutto il resto, fuori dal vetrino. Così come la carne sintetica e l’auto elettrica, altri spettri che si aggirano per la Ue, nuovi nemici da cui difendere la patria.


In precedenza, le pagine dei giornali erano piene di una curiosa letteratura sui rave, per dire della concretezza tanto sbandierata da chi non vedeva l’ora di andare al governo per poi non sapere bene che cosa fare.


C’è la guerra, ci sono le difficoltà economiche, c’è un paese che scivola e che si dimostra puntualmente non all’altezza dei compiti che dovrebbe svolgere, e noi – sovranisti del nulla – del nulla ci occupiamo. Su quello abbiamo un primato nazionale che nessuno ci invidia, ma che ci fa stare tanto bene, tra noi, quando le cose precipitano.

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