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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

I torti e le ragioni



Era il 9 novembre di 85 anni fa quando nella Germania nazista esplose l’antisemitismo organizzato della “notte dei cristalli”, il preludio violento della “soluzione finale”.

Un mese fa, invece, l’orrore scatenato da Hamas nei kibbutz e al festival musicale nei pressi di Gaza, con i massacri e i rapimenti.

Da un mese, quindi, la reazione violentissima di Israele con bombardamenti a tappeto sui civili e, pochi giorni fa, l’inizio di una battaglia sul campo per debellare Hamas.

Da un mese si ritorna a parlare di antisemitismo, ma anche di antiislamismo, per le ripercussioni del conflitto nel mondo intero.

Le ragioni sono poche, sempre le stesse, i torti tantissimi.


La prima ragione è il diritto di ogni essere umano a vivere in pace e di conseguenza il diritto delle popolazioni civili a non essere colpite in caso di conflitto.

E’ un diritto fondamentale dei civili israeliani e dei civili palestinesi, di Gaza ma anche della Cisgiordania, che sono in balia dei coloni estremisti messianici.

Ugualmente è un diritto fondamentale degli ebrei e degli islamici, come del resto dei cristiani e dei fedeli di ogni confessione, nel mondo intero, a non essere perseguitati in qualunque modo per la loro appartenenza etnica o religiosa.


È un diritto fondamentale quello del popolo palestinese ad avere una patria.

È un diritto fondamentale quello dello Stato di Israele ad esistere e del popolo israeliano a difendere il proprio Paese.

Sembra chiaro ma non lo è, non per tutti.

C’è chi sostiene, e manifesta su questo presupposto, che il massacro del 7 ottobre sia stato un legittimo atto di resistenza (sorvolo sui chi afferma che siano stati gli stessi israeliani a massacrare i propri cittadini, perché non merita risposta).

No, è stato un atto terroristico, perché nulla può legittimare una strage a sangue freddo di civili, di bambini.

C’è chi sostiene che la reazione del governo israeliano, con componenti di fanatici di estrema destra, sia legittima difesa.

No, la legittima difesa deve essere proporzionata all’offesa e qualsiasi azione di guerra che colpisca scientemente, a sangue freddo, i civili, i bambini, gli ospedali, va a violare le convenzioni e il diritto internazionale.


Anche se i civili sono usati come scudi umani da Hamas e se sotto gli ospedali si nascondono armi o miliziani.

Certo, qualcuno obietta che Hamas non poteva non sapere quale sarebbe stata la reazione, e che ha cinicamente colpito nella consapevolezza che la reazione avrebbe a sua volta colpito i propri civili, martiri sacrificati per la causa.

È oscenamente vero, ma questo non sposta di un millimetro l’illegittimità della reazione e la necessità di tutelare i civili.

In questo contesto è partita un’altra guerra, di pura propaganda, in cui si mostra il peggio dell’altra parte per sostenere la propria.

E spesso la propria vede nella guerra, quella vera, nella violenza, nella vendetta l’unica soluzione.


Ma nel resto del mondo, pur affermandosi insieme al diritto alla sopravvivenza dei civili palestinesi il diritto ad esistere di Israele, e degli ebrei (come del resto dei musulmani) a non essere perseguitati, non si dimentica, proprio pensando alla “notte dei cristalli”, chi ha cercato i voti dei persecutori, neofascisti e neonazisti.

Così Marine Le Pen è stata duramente contestata quando ha partecipato in Francia alla marcia contro l’antisemitismo.

Solo in Italia chi era sostanzialmente antisemita fino a ieri, oggi dà lezioni di antisemitismo, solo in Italia ci sono politici che riescono contemporaneamente a intitolare vie ad Almirante, quello del Manifesto della razza, e a dare solidarietà alla Comunità Ebraica.

Solo in Italia ci sono giornali che non si sono scusati dopo aver gridato alla persecuzione antiebraica per alcune stelle di David comparse a Parigi, anche dopo che è emerso come fosse un’iniziativa di sostegno da parte di associazioni ebraiche.


Eppure il fatto che fossero, belle, curate, colorate e fatte con gli stencil, invece che con la solita bomboletta nera e non fossero accompagnate dalle solite svastiche, avrebbe potuto dare già un indizio.

Ma l’antisemitismo è un enorme problema reale, ed è vero che ci sono nelle marce pro Palestina persone che, intervistate o filmate, inneggiano a Hitler o ad Hamas, ma anche questo non rileva sulle violazioni del diritto internazionale.

E se c’è una sola possibilità di contrastare anche quest’onda di odio, la strada è quella di fermare i bombardamenti indiscriminati e cessare il fuoco.

L’ha capito Emmanuel Macron, che ha rilasciato alla BBC dichiarazioni molto dure in questo senso: «Israele deve interrompere i bombardamenti su Gaza, perché di fatto, oggi, i civili vengono bombardati. Questi bambini, queste donne, questi anziani vengono bombardati e uccisi. Quindi non c'è alcuna ragione per questo e nessuna legittimità. Quindi esortiamo Israele a fermarsi».


L’ha capito Rishi Sunak, che ha allontanato dal suo governo l’estremista di destra Suella Braverman, quella che voleva deportare i richiedenti asilo in Ruanda, anche a causa delle sue dichiarazioni sulle manifestazioni per la Palestina e di critica sull’atteggiamento della polizia, secondo lei non abbastanza dura.

Sono segnali positivi, per quanto tardivi, per quanto arrivino dopo migliaia di morti, che possono influenzare, anche attraverso gli Stati Uniti, il governo di estrema destra che guida Israele.

Su questa strada, insieme, sempre più numerosi, ci sono i soliti odiati pacifisti, tanti cristiani (il Papa ad esempio), tanti musulmani e tanti fra gli stessi ebrei, senza contare le manifestazioni che si svolgono in Israele, dove Netanyahu è contestato quotidianamente, ma di cui nessun giornale parla, se non la stampa progressiata israeliana.


Faccio mie le parole della senatrice a vita Liliana Segre estrapolate dal suo intervento su La Stampa: “Quello di cui sono molto convinta è che bisogna fermare la spirale di odio e liberare tutti gli ostaggi. Ma anche proteggere i civili e porre fine a tutte le forme di violenza. […] quello che accade oggi in Europa, le manifestazioni di antisemitismo, e in Medio Oriente non è solo il culmine di una lunga serie di lutti, ma anche di problemi globali rimasti sempre irrisolti. Io voglio però continuare a coltivare la speranza, la fiducia, dirò l’utopia. L’utopia di un mondo che ripudia la guerra, il terrorismo, che ripudia l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni tipo di razzismo, ogni discriminazione, che contrasta l’odio dilagante nelle strade ma anche sui social e nell’universo online con la cultura della pace, del confronto, del rispetto, della solidarietà. […] Questo non è un momento per rimanere passivi a quello che succede e lasciare ad altri l’incarico di risolvere le cose. […] In questo momento bisogna piangere per i bambini di ogni nazionalità, di ogni colore, di ogni credo, perché i bambini sono una cosa sacra e non vanno toccati per nessun motivo e sotto nessuna latitudine.”

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