• Giampaolo Coriani

Il blocco gastronavale



Nel centrodestra, che al momento ha l’unico merito di aver capito la legge elettorale, le proposte sul tema immigrazione sono varie, nonostante si presenti in coalizione.

Mentre Salvini si limita ad annunciare il ripristino integrale dei famigerati decreti sicurezza, spicca, fra tutte, il cavallo di battaglia di Meloni, l’altrettanto famigerato blocco navale, indicato come unica soluzione per impedire fisicamente l’approdo sulle nostre coste delle imbarcazioni dei migranti e richiedenti asilo.

Una soluzione militare (dopo Dio, patria e famiglia attendiamo l’aratro che traccia il solco e la spada che lo difende) che è costituzionalmente improponibile, in quanto vero e proprio atto di guerra.

In particolare, per blocco navale si intende il blocco, con un’azione militare, dei porti o delle coste di uno Stato sovrano da parte di uno o più altri Stati sovrani, per impedire il transito in accesso o in uscita di navi.

Ne deriva che le imbarcazioni in accesso o in uscita sono considerate nemiche e possono essere affondate.


Per questo motivo è contemplato come atto di guerra dall’art. 42 della Carta delle Nazioni Unite ed è quindi un atto di aggressione consentito solo in ipotesi di stato di guerra o legittima difesa.

Ma qui, come sempre, la nostra destra precisa che non sarebbe un blocco navale vero proprio (allora perché lo chiamano così, sarà mica un richiamo subliminale all’aratro, alla spada e a quelli che adorano l’uso della forza contro i più deboli?), ma una soluzione concordata con gli stati oggetto del blocco e con l’Unione Europea, e che comunque l’ha fatto prima Prodi nel 1997 e l’ha proposto, in questi termini, l’Unione Europea con Gentiloni premier nel 2017.

Nel 1997 il governo Prodi, con il ministro degli interni Napolitano, in effetti dichiarò lo stato di emergenza alla luce dei flussi di migranti provenienti dall’Albania attraverso il canale d’Otranto, ed emanò un decreto bilaterale, in accordo con il presidente albanese Berisha, ma senza passaggio parlamentare, con cui veniva concordata un’attività di pattugliamento e respingimento da parte della nostra marina militare.

Fu un gravissimo errore, non arrestò il flusso e portò di fatto allo speronamento, colposo, in acque internazionali della nave Kater I Rades da parte della fregata Sibilla, che ne causò l’affondamento con la morte di 108 persone, fra cui donne e bambini.

E’ questo che vuole Meloni?

Ma veniamo alla proposta del 2017, che non proveniva da Gentiloni ma dalla Commissione europea e dall'Alto Rappresentante UE Federica Mogherini, e, soprattutto, non era un blocco navale.


Così rispondeva infatti Mogherini il 1° giugno 2017 ad interrogazione scritta del 3 febbraio 2017:

“La comunicazione congiunta del 25 gennaio 2017 prevede azioni operative per affrontare la situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Esse non includono una proposta di blocco navale davanti alle coste della Libia. La comunicazione propone le azioni elencate in appresso, con la gestione delle frontiere affrontata nell'ambito di un approccio globale. Tali azioni sono in linea con il diritto internazionale, in particolare con i diritti fondamentali e il principio di non respingimento, che vieta il rimpatrio forzato dei rifugiati o dei richiedenti asilo verso un paese in cui siano soggetti a rischio di persecuzione. Le azioni in questione sono le seguenti:

— ridurre il numero degli attraversamenti ampliando i programmi di formazione per la Guardia costiera libica (Sophia, Programma Seahorse), e assistendo le autorità libiche anche con l'apporto di mezzi di pattugliamento supplementari;

— intensificare la lotta contro scafisti e trafficanti, attraverso la rete Seahorse per il Mediterraneo e incoraggiando la partecipazione di Tunisia, Algeria, Egitto;

— aumentare i reinsediamenti e promuovere i rimpatri volontari assistiti dalla Libia;

— rafforzare la gestione dei flussi di migranti attraverso la frontiera meridionale della Libia, ampliando la cooperazione con i vicini meridionali, in particolare il Niger;

— mobilitare 200 milioni di euro a favore della «finestra» per l’Africa settentrionale (North Africa Window) della Task Force dell'UE per l'Africa (90 milioni di euro per la Libia approvati nell'aprile 2017).”

(https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-8-2017-000799-ASW_IT.html)


Quindi Meloni quando afferma, come riporta Il Giornale, che "Chi oggi blatera che 'il blocco navale non si può fare perché è un atto di guerra' dimostra la sua totale ignoranza sul tema immigrazione", sta dicendo cose semplicemente non vere alle elettrici ed agli elettori, senza aver letto le proposte della Commissione UE.

Insomma gli ignoranti, a quanto pare, non siamo noi.

Ed esce ancora con più evidenza la natura gastrica del blocco proposto.

Perché Meloni parla sempre e solo alla pancia e agli istinti primordiali del suo elettorato, in ogni senso, e alle persone che hanno un briciolo di umanità provoca solo reflusso.

Invece il dato di realtà è che la visione di quella proposta UE, che nasceva dal noto “aiutiamoli davvero ma a casa loro” di Renzi, poi messo in atto da Minniti con gli accordi con i sedicenti “sindaci” libici (la Libia è nota per la sua capillare struttura democratica amministrativa), era sbagliata ed ha fallito, perché presupponeva il finanziamento diretto della Guardia Costiera libica e dei centri di detenzione, veri e propri lager dove si praticano impunemente omicidi, torture e stupri accertati dalle organizzazioni internazionali.

Finanziamento riguardo al quale, finalmente, il segretario Letta ha annunciato il voto contrario del PD e non più solo di singoli parlamentari.

Le proposte sul tema devono andare in senso diametralmente opposto, dall’abrogazione integrale dei decreti sicurezza e degli accordi con la Libia ad un unico sistema di asilo e migrazione europeo, dalla creazione di vie legali e sicure per l’accesso all’Unione al riconoscimento dello status di rifugiato climatico, tenendo presente il faro dell’art. 10 comma 3 Costituzione che tutela i richiedenti asilo.