• Stefano Catone

Il fascismo non si condanna à la carte



Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo sapendo che, citando le parole di Giorgia Meloni, la destra italiana avrebbe fatto già da tempo i conti col fascismo, in particolare “condannando senza ambiguità la soppressione della democrazia e le vergognose leggi contro gli ebrei”.


Fare i conti col fascismo così è molto comodo: si scelgono due crimini commessi dal fascismo e si condannano quelli, e tanto dovrebbe bastare per fare i conti. Si prendono i crimini più odiosi - la soppressione della democrazia e le persecuzioni razziali - li si isola da tutto il resto, li si condanna e il gioco è fatto. Ma il problema, qui, è proprio tutto il resto: la soppressione della democrazia e il razzismo sono elementi costitutivi del fascismo. Il fascismo è nato e si è imposto grazie alla violenza, a pestaggi, omicidi, assalti, agguati. E chi li denunciava ne diventava vittima, esattamente come successe a Giacomo Matteotti. La violenza del regime non era un vezzo, era uno dei pilastri su cui ha poggiato le fondamenta il regime stesso.

Lo stesso vale per le leggi razziali del 1938 che colpirono la popolazione ebraica: non nascevano dal nulla, ma sul calco delle politiche contro “il meticciato” che si resero “necessarie” a seguito delle imprese coloniali.


Che ci sia una destra italiana che ha fatto i conti col fascismo è sicuramente vero, che ci sia una destra italiana che sceglie deliberatamente con cosa fare i conti (e pensate un po’: come potrebbero candidarsi alle elezioni senza condannare la soppressione della democrazia?) è altrettanto vero.

C’è una destra che strizza l’occhio, che spiega i legami con il Movimento Sociale (e quindi con la Repubblica Sociale) per mantenere la fiamma nel proprio simbolo, che candida nostalgici, che si batte contro “il meticciato”, che predica un nazionalismo che non coincide con l’amor di patria ma con la volontà di potenza.

C’è una destra che non riesce a dire che Mussolini era un criminale, che derubrica a “una ragazzata” le parole di una ventenne secondo cui “Mussolini è stato un buon politico, tutto ciò che ha fatto, l’ha fatto per il bene dell’Italia”. C’è una destra che non riconosce la matrice della violenza, quando quella matrice è neofascista.

Sta a noi riconoscerla, saper distinguere, denunciarla, questo finché non farà i conti col fascismo, e non solo con ciò che le è più comodo.