• Giuseppe Civati

Il popolo della libertà negata (e la libertà, quella vera, torni a casa: a sinistra)



Quando una giovane Meloni era ministro del governo Berlusconi, una quindicina di anni fa, lo chiamavano Popolo della Libertà. Lontani ricordi. Perché ora quella stessa coalizione di forze non passa giorno che non neghi la libertà al corpo e alla coscienza delle persone.


Paternalismo, moralismo patriarcale, riferimenti teologici, precetti per i giovani, disprezzo per le “devianze”, attacco alla 194, negazione delle libertà civili e materiali, a cominciare dalle unioni civili e dal reddito minimo garantito - e dal salario minimo, anche. Una forma strisciante di razzismo nei confronti di chi è italiano di nuova generazione e che italiano davvero non lo sarà mai. Una ricorrente retorica contro i giovani, che non hanno voglia di lavorare e impegnarsi, richiamati da una “morale” che i leader della destra estrema vorrebbero imporre a tutti quanti. Ci spiegano come vivere e anche come morire, nei casi drammatici che la malattia può imporre alle persone.


La libertà è riservata a chi sta meglio, benestanti o ricchi, che si potranno avvalere della flat tax. Così pagheranno le tasse nella stessa proporzione con cui le pagano le persone che hanno una vita modesta. Potranno ricorrere a servizi sanitari costosi, se il welfare scenderà. Andare alla scuola privata, se la pubblica perderà di qualità.


L’unica libertà considerata dalla proposta politica dei destremi è la libertà di inquinare e di mandare in rovina il pianeta. Quella sì, quella libertà è totale. Non importano a nessuno le conseguenze.


La mia proposta alla coalizione di centrosinistra è che la libertà sia il nostro tema, che la laicità risponda al clericalismo, che la libera scelta delle persone superi i comandamenti di questo o di quello, che la razionalità sbaragli credenze che spesso hanno a che vedere con oscure teorie del complotto.


La libertà torna a casa, a sinistra, dove dovrebbe stare.