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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Ipotesi di complotto


È uscito un libro interessante, e con ottimo tempismo vista la recente polemica riguardante le fatidiche pesche, si intitola Le ossa dei Caprotti e lo pubblica Feltrinelli, “La storia della famiglia che ha creato il mito Esselunga” raccontata da uno dei suoi discendenti, da qualche tempo fuori dagli affari del gruppo, ovvero Giuseppe Maria Giorgio Caprotti. Nel ripercorrere la nascita della catena di supermercati, oltre al ruolo dei Rockfeller di cui già si sapeva - inizialmente, ne erano stati azionisti - l’autore dice che l’ispirazione originale venne da James Angleton, agente della Cia che pensava, non a torto, che importando anche in Italia il modello consumistico degli store americani, gli italiani sarebbero stati meno inclini a farsi sedurre dal comunismo. L’aneddoto fa parte dell’amplissima letteratura sulle influenze che gli Stati Uniti hanno esercitato un po’ in tutto il mondo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale: alcune cruente, come nel caso di golpe e operazioni clandestine effettuate soprattutto in Sud America ma anche altrove - secondo alcuni, in almeno una trentina di Paesi - altre più sottili, come questa e ulteriori persino più improbabili.


Per esempio, per decenni nell’ambiente dell’arte contemporanea è circolata la voce che, dietro il successo dell’espressionismo astratto e di artisti quali Pollock, Rothko e De Koonig, ci fosse il servizio segreto americano, ipotesi che ha poi trovato conferma solo quattro decenni dopo. Detto - letteralmente - in soldoni, i fondi della Cia sarebbero serviti a gonfiare le valutazioni di quelle opere, e siccome il Congresso americano non avrebbe mai approvato l’uso di denari pubblici per pagare quelli che venivano considerati scarabocchi («Se questa è arte, io sono un ottentotto», fu il celebre commento del presidente Truman vedendo uno di quei quadri), quei fondi erano neri. Ok, ma perché tanta fatica? Perché il governo americano voleva smontare la retorica sovietica secondo cui la società capitalista occidentale, col suo materialismo, non riusciva a produrre cultura. E l’espressionismo astratto si prestava bene allo scopo, visto che in Unione Sovietica il realismo era imposto dallo Stato sin dagli anni Trenta.


Venendo a questioni più recenti, l’altra sera Lilli Gruber ha ospitato uno dei due comici russi che hanno messo nel sacco Giorgia Meloni spacciandosi per il presidente della Commissione dell'Unione Africana. A un certo punto, in studio, Mario Sechi, già capo ufficio stampa di Palazzo Chigi e attualmente direttore di Libero, ha ipotizzato che non si trattasse di un banale scherzo, ma di un’operazione di intelligence dei servizi russi progettata per screditare un governo occidentale, teoria per la quale il comico russo lo ha spernacchiato in diretta, seguito dagli utenti social di mezza Italia subito dopo. E ci sta. Però, non per difendere Sechi - e nemmeno per difendere Meloni, che non esce affatto “più forte” da questa storia, come alcuni disperatamente sostengono, e lo stesso dicasi dopo il caso Giambruno -, non è per niente detto che abbia torto. Se l’Esselunga è stata ispirata dalla Cia, se la Cia ha promosso i quadri di Pollock, è così improbabile che i russi abbiano voluto fare uno sgambetto all’Italia creando un imbarazzante incidente? Dopotutto, non è che si siano risparmiati, in questi ultimi anni, in operazioni molto fantasiose di destabilizzazione dell’Occidente. Peraltro, proprio in questi giorni, dopo il caso delle stelle di David disegnate sui muri di alcuni palazzi a Parigi, Le Figaro ha scritto che la polizia parigina ha fermato due moldavi che hanno ammesso di essere gli autori di alcune di quelle scritte, e in seguito Europe 1 ha aggiunto che i due avrebbero ricevuto istruzioni in merito da un non ben identificato terzo elemento di nazionalità russa. Sarà vero? Sarà falso?


“Solo perché sei paranoico, non significa che non ti stiano seguendo”, scriveva Joseph Heller in Comma 22, e malgrado tra gli articoli di Ossigeno e i titoli pubblicati da People il complottismo sia diventato uno dei nostri argomenti preferiti per spiegare la realtà, questo non vuol dire che i complotti non esistano affatto, anche quando sembrano risibili. Ci tocca anzi ammettere che a proposito di certe faccende non ne sappiamo abbastanza, quasi nessuno ne sa nulla in realtà, e se anche qualcuno dice la verità, purtroppo, ci è impossibile verificarla, sicuramente non ora e chissà per quanto tempo ancora. Del resto, non ci riescono manco le testate più titolate, e nemmeno quando raccontano dinamiche semplicissime, completamente alla luce del sole, se è vero che un editorialista del primo quotidiano nazionale ha usato la scelta di Zerocalcare di non andare a Lucca Comics & Games - spiegata bene, coerente con la sua storia, priva di ambiguità di alcun tipo, e persino poco conveniente - per accostarlo ad Hamas. Se l’opinione pubblica, e in particolare quelli che dovrebbero saperne di più, ed essere ben documentati per raccontarla agli altri, si impegnano così tanto per dimostrare di non capire un tubo anche delle questioni più semplici, figuriamoci quelle complesse.

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