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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Javier Milei: il post-negazionismo al potere


Il 19 novembre le urne argentine hanno sancito la vittoria di Javier Milei, che nel giro di qualche settimana sarà perciò il nuovo presidente dell'Argentina. Da mesi questo curioso personaggio è entrato nelle cronache estere dei media occidentali, in larga misura per la sua immagina un po' stravagante e per le sue moltissime sparate, uno stile diventato ormai tipico del neo-populismo di estrema destra reso celebre da figure come Trump e Bolsonaro, che non a caso presidenti lo sono già stati - e potrebbero tornare ad esserlo - e sono peraltro due grandi amici dello stello Milei.


Il quale, però, rifiuta di essere etichettato di destra, e la maggior parte dei media preferisce infatti descrivere questo bizzarro personaggio con la definizione che Milei dà di sé stesso, cioè quella di anarco-capitalista.

Il che, come vedremo, dovrebbe già dirci tutto, ma lasciamo per un momento da parte le etichette e gli auto-posizionamenti sugli assi cartesiani della politica contemporanea, per andare a vedere un po' quali sono le idee di quest'uomo che - per quanto la cosa ci faccia inorridire - sarà probabilmente un protagonista forse non di primissima fascia, ma sicuramente molto rumoroso del panorama politico mondiale negli anni a venire.


Al di là delle famiglie politiche più o meno classiche cui siamo abituati, al di là dei proclami anti-statalisti e ultra-liberisti che Milei ritiene la sua vera bandiera, la definizione che meglio tiene assieme le sue confuse e contraddittorie posizioni è quella del post-negazionismo.


Il termine, coniato dal sociologo inglese Keith Kahn-Harris nel suo Negazione per descrivere la mutazione che il negazionismo "classico" sta subendo negli ultimi anni - e da lui identificata soprattutto con l'ascesa di Trump negli Stati Uniti - è infatti la migliore spiegazione del coacervo di dichiarazioni ad effetto e di soundbites che costituiscono l'unico vero programma di Milei.


«Il nuovo ordine [...] in cui non c’è divario tra desiderio e azione, tra il desiderio e ciò che è legittimamente desiderabile. Il negazionismo fornisce un trampolino di lancio verso questo mondo, il post-negazionismo fa un ulteriore passo avanti. Il post-negazionismo non è solo desiderio scatenato, è desiderio armato.
Il post-negazionismo è più vicino alla negazione pura, nel suo disinteresse per la validazione accademica.
Il concetto post-negazionista di verità è quello in cui l’individuo è l’arbitro di ciò che è veritiero. Si tratta di un tipo più profondo di verità, che persiste al di là di ciò che un individuo dice e di ciò che accade nel mondo circostante.»

In quest'ottica, infatti, risulta molto più comprensibile come possa non solo essere presa sul serio, ma persino risultare vincente la proposta politica di un personaggio che si considera sacro custode del libero mercato più puro e sciolto da ogni controllo pubblico, ma è al contempo contrario alla globalizzazione; che si definisce contrario al matrimonio e alla famiglia tradizionale, ma condanna l'ideologia gender e dice di essere favorevole ai matrimoni gay, perché per lui va bene «anche la bestialità»; che si vanta di essere un libertino ma è contrario all'insegnamento dell'educazione sessuale; che è per la massima autodeterminazione sul proprio corpo, al punto da considerare lecita la vendita dei propri organi, ma è ferocemente contrario ai diritti riproduttivi delle donne, al punto da voler rendere illegale l'aborto anche in caso di stupro; che è un fautore di ingegneria genetica e clonazione ma convinto no-vax.


Visto sotto questo filtro, si spiega perfettamente anche il feroce negazionismo di Milei, che in sostanza rifiuta la verità storica del lungo e sanguinario periodo della dittatura dei colonnelli e soprattutto rifiuta il dato comunemente accettato dei 30mila morti che questa avrebbe causato. Il neo-eletto presidente argentino è un fautore di quella che nel suo paese viene detta "teoria dei due demoni", cioè una ricostruzione storica alternativa e giustificativa del terrore delle dittature della seconda metà del '900 nello stato sudamericano. Le giunte militari, sostiene Milei, «hanno commesso eccessi», ma stavano battendosi contro il «il terrorismo violento» dei gruppi peronisti, che sono dal suo punto di vista la vera causa degli omicidi di stato, che lui considera accettabili, in quanto limitati unicamente a quanti stavano cercando di «instaurare una dittatura comunista in Argentina».


Che il post-negazionismo di Milei sia tutt'altro che un elemento trascurabile della sua piattaforma lo conferma per prima cosa il fatto di essersi scelto come vicepresidente Victoria Villarruel. Figlia di un militare che ha partecipato al periodo del terrore tra il '76 e l'83, nota per aver difeso pubblicamente e chiesto la scarcerazione del torturatore Juan Daniel Amelong - attualmente in carcere con tre ergastoli per crimini contro l'umanità -, la prossima seconda carica dello stato argentino ha dichiarato in campagna elettorale di voler togliere le pensioni di risarcimento alle vittime della dittatura e di voler smantellare il museo che ricorda i crimini delle giunte militari, l'ESMA.


D'altro canto, per tornare a quanto si scriveva all'inizio, è proprio l'autodefinizione di "anarco-liberista" che avrebbe dovuto far drizzare le antenne ai più attenti. Milei, infatti, si considera membro della cosiddetta "scuola austriaca", una frangia estrema e molto controversa del pensiero economico liberista. In particolare, il nume tutelare del neo-eletto presidente argentino è Murray Rothbard, l'economista statunitense che ha coniato il concetto di anarco-capitalismo. Milei lo cita spessissimo come sua principale influenza culturale, e ha anche chiamato Rothbard uno dei sui tre cani - cloni di Conan, cane molto amato da Milei e scomparso diversi anni fa - che dice sempre (scherzando?) essere uno dei suoi principali consulenti, assieme alla sorella Karina, plenipotenziaria del partito di Milei e soprannominata el jefe ("il capo"). E qua sarebbe forse il caso di aprire una parentesi su Karina, non solo perché un presidente che mette la sorella a capo del suo partito in Italia ci deve per forza ricordare qualcuno, ma anche perché la sorella del presidente è una sedicente esperta di tarocchi e medium, unica capace di mettere in comunicazione il fratello Javier con il suo amato cane Conan e con Dio, in quest'ordine. Ma non divaghiamo, torniamo a Rothbard.


Come si diceva all'inizio del post, molti sui media stentano a definire di estrema destra (o alt-right, se preferite) Milei, preferendo definirlo "anarco-liberista" o "anarco-capitalista". Ecco, chi conosce un po' di storia degli Stati Uniti dovrebbe ricordare che Rothbard non solo era uno dei principali alleati del leader politico di estrema destra Pat Buchanan, ma anche un fine pensatore politico che aveva salutato con grande favore l'entrata in politica di David Duke, ex leadr del Ku Klux Klan, e che proponeva tra le altre cose l'eliminazione fisica dei senzatetto - accusati di essere "ladri di welfare" - e più in generale la massima libertà da parte delle forze di polizia di esercitare come meglio credevano la violenza per mantenere l'ordine. Alla faccia dell'anarchico.


Soprattutto, ciò che accomuna Rothbard e Milei è il continuo riferirsi al "marxismo culturale", che l'argentino considera il fantasma che si aggira per l'occidente, responsabile non solo della "teoria Gender", ma delle menzogne su un cambiamento climatico che ovviamente non esiste.

Quello di "Marxsimo culturale" è, infatti, un concetto ascrivibile all'omonima teoria cospirativa secondo cui esiste un complotto - indovinate un po' - ebraico per sovvertire la società occidentale basata sui valori cristiani e sulla famiglia tradizionale, per instaurare una dittatura mondiale di stampo marxista.


Perché questi nuovi leader della destra occidentale - passatemi la quasi-citazione - non saranno fascisti MA, stringi stringi, arrivano sempre al complotto giudaico.

E, non so voi, ma a me ricordano qualcuno.


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