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  • Immagine del redattoreDavide Serafin

L'allarme Supermalus



L’allarme è rosso, ma nessuno sembra accorgersene. I conti pubblici sono scassati e il Superbonus continua a incidere in maniera eccessiva sul bilancio annuale. La Nota pubblicata da ISTAT il 1° marzo sull’andamento del rapporto Deficit/PIL e del debito è chiara e netta: se da un lato, e in gran parte per gli effetti dell’inflazione, il rapporto debito/PIL è sceso al 137,3 per cento (con un miglioramento rispetto alla Nota di aggiornamento del DEF di ottobre 2023 di quasi tre punti percentuali), il deficit è schizzato al 7,2 per cento (+1,9 rispetto alla NaDef). Colpa del Superbonus, che nel 2023 ha inciso sui conti pubblici per ben 76 miliardi di euro (contro i 39 ipotizzati sempre nella NaDef). Dal superbonus al supermalus, si direbbe.


Come è possibile che una misura (molto) generosa e progettata - così si diceva - per generare un surplus di produzione nel settore edile abbia in fin dei conti causato una voragine nei conti pubblici? Che fine ha fatto quel tanto decantato effetto moltiplicatore?

La ripresa record si è verificata ma è rimasta circoscritta al periodo post pandemico, con numeri che sono stati persino rivisti al rialzo (cfr. ISTAT). Una ripresa descritta dalle colonne del Financial Times come la “migliore tra tutte le principali economie europee”, ma sostenuta solo dagli investimenti nel settore edile, quello che ha più beneficiato delle risorse del Superbonus 110. Purtroppo la misura non era sostenibile nel tempo e gli effetti dal lato della produzione non sono stati né duraturi, né così ampi da assorbire gli impatti su PIL e bilancio pubblico degli altri fattori contingenti che hanno caratterizzato il periodo, come l’aumento dei costi di energia e materie prime.


Oggi l’attenzione è tutta verso le previsioni della NaDef dello scorso ottobre, così lontane dalla realtà. Errori macroscopici non spiegabili visto che gli effetti di questo generoso incentivo, amplificati dal meccanismo dello sconto in fattura, erano ben chiari al governo in carica.

A settembre 2023, stando a quanto dichiarato dal sottosegretario Fazzolari, l’ammontare dei crediti ceduti era pari a 142 miliardi di euro, di cui 12 sicuramente legati a frodi o a pratiche irregolari principalmente derivanti dal bonus facciate, dall’ecobonus ordinario e dall’assenza di controlli preventivi del primo decreto. La restante parte (130 mld) è effettiva e continuerà a produrre i suoi effetti sui conti pubblici almeno sino al 2027. I benefici dal lato del PIL sono già acqua passata mentre resta la voragine nei conti. Perché ne sono stati previsti appena 39?


Il giudizio sul Superbonus dovrebbe ormai essere consolidato: una misura che poteva essere utile a ridurre il numero degli edifici energivori e destinata a favore degli individui in condizione di povertà energetica, è stata utilizzata per gonfiare la ripresa economica. Gli errori commessi sono molteplici, a cominciare dal fatto che si è proceduto sempre per decreti legge, riducendo le possibilità di studio in sede di discussione parlamentare degli impatti che quel sistema di bonus avrebbe arrecato al bilancio dello Stato. Inoltre, il non aver limitato gli interventi alle abitazioni principali e alle persone con meno capacità di spesa ha causato l’esplosione della domanda, a sua volta fattore di innesco dei prezzi di materie prime e opere. Un conto salato che è stato ribaltato su tutti i contribuenti.


Nella seconda parte dell’anno, mentre il settore edile affronterà una fase recessiva e il sistema produttivo ritornerà alla solita stagnazione, il governo si troverà dinanzi a una scelta, ossia quella di aumentare o meno le entrate e abbandonare l’ideologia politica delle tassazioni piatte e dei regimi sostitutivi al fine di aggiustare il deficit alla deriva. Oppure andare allo scontro con Bruxelles. Infatti, appena dopo il voto per il Parlamento europeo, la Commissione dovrà presentare le raccomandazioni sullo stato di salute dei conti pubblici nazionali nonché la lista dei Paesi destinati a essere oggetto di una procedura per deficit eccessivo. Il nostro paese è il primo della lista.

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