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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio dei PM



Come il caso Cospito ha avuto il butterfly effect dell’aprirsi di uno spiraglio di discussione vera sul 41 bis, c’è un’altra vicenda, che coinvolge migliaia di persone che ne discutono sui social, che involontariamente ci spalanca gli occhi su una questione strettamente giuridica.

Gira un video in cui un pubblico ministero, che fa parte di un collegio che sostiene l’accusa in un processo contro la Juventus, in un convegno di qualche anno fa ha dichiarato di odiarla, in quanto tifoso del Napoli.

Ora, mozione d’ordine preventiva, se qualcuno ritiene di poter leggere queste poche righe in un’ottica di tifo calcistico, ha sbagliato bar, perché questo, pur essendo appunto, senza pretesa alcuna, un bar, non è quello dello stadio ma quello davanti al tribunale.


Quindi, dicevamo.

Oltre all’aspetto meramente calcistico, che non interessa, questo video che gira ha posto a migliaia di commentatori una questione giuridica.

Può un pubblico ministero “odiare” un imputato, il “suo” imputato, e dichiararlo pubblicamente?

Tecnicamente si.

Può sembrare incredibile ma non c’è nessuna norma processuale che obblighi un pubblico ministero che ha espresso il suo stato d’animo poco amorevole, diciamo, nei confronti del soggetto che persegue ad astenersi e soprattutto che consenta alla difesa di obbligarlo a farsi sostituire.

Perché il PM non giudica ma è “parte” del processo, e le sue opinioni sono irrilevanti, quindi può anche non essere imparziale.

Lo spiega bene il prof. Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto penale presso l’Università Federico II di Napoli: “Il PM non può essere ricusato dalle parti, può però esercitare l’astensione per gravi ragione di convenienza. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha stemperato la natura di facoltà di questa situazione, stabilendo però che quando un PM in presenza di gravi ragione di convenienza non si astiene è poi soggetto anche a sanzioni disciplinari”.


A saperlo prima ci saremmo evitati quintalate di stampa di destra per ogni indagine “ad orologeria” in cui si evocava la mala fede dei pubblici ministeri in ottica persecutoria, l’amore che vince sempre sull’invidia e sull’odio (dei PM).

Perché si poteva, i PM potevano persino odiarlo (poi, certo, dovevano anche provare le accuse schivando le leggi ad personam ma questa è un’altra storia).

Ed è sempre il calcio che sdogana tutto.

Il calcio che accetta serafico le curve neonaziste, dove i fascisti sembrano quelli moderati, che poi si menano fra loro bloccando l’Autostrada del Sole e spezzando in due l’Italia, tanto rischiano un semplice DASPO.

Il calcio che impone un sistema imprenditoriale ed economico folle, fuori da ogni regola, (da cui i processi, pochini però) che in qualunque altro contesto porterebbe a fallimenti e bancarotte fraudolente per tutti, mentre qui c’è quasi un miliardo regalato dal governo nella finanziaria per sanare i debiti.

Perché se non possiamo neanche divertirci, avere una passione, cosa rimane?

Quindi grazie al calcio scopriamo questa chicca, che però ha un corollario, che ribalta tutto quel che ho appena scritto.


Nel nostro sistema un PM può tranquillamente dichiarare di odiare un imputato, senza conseguenze, ma lo stesso PM poi può anche diventare magistrato giudicante, a semplice richiesta.

E se il magistrato giudicante deve essere imparziale, come può esserlo quello che prima poteva tranquillamente odiare?

È l’annosa questione della separazione delle carriere, che oggi non esiste e che tanti, soprattutto gli avvocati, richiedono, la questione delle porte girevoli fra magistratura requirente e giudicante, che gli stessi magistrati hanno sempre definito un arricchimento e non certo un problema, perché a monte ci sarebbero sempre la buona fede e la professionalità.

Anch’io la pensavo così, soprattutto nel pieno dell’era del Caimano, ma non ero obiettivo.

Negli ultimi anni, come tanti, dopo che le vicende giudiziarie sono passate in secondo piano (certo, le questioni politiche che ne erano alla base rimangono tutte, così come le prescrizioni, che presuppongono il reato, e le condanne definitive) ho maturato un approccio più neutro sulla questione, e ho cominciato a valutare le ragioni di chi chiede la separazione, anche perché oggi come oggi la richiesta non è più inquadrabile nella polarizzazione estrema di qualche anno fa.


Ed è proprio il PM che odia la Juve, che alla fine mi ha convinto, che porta un argomento molto forte e comprensibile a favore della separazione.

Perché l’animo degli esseri umani, anche in buona fede, non cambia cambiando scrivania, e forse, allora, ha ragione chi dice che non è giusto che chi sceglie di svolgere un determinato ruolo, dove può non essere imparziale e può persino odiare, poi possa passare ad altro dove è vietato, come se non fosse lo stesso attore della stessa altissima e indispensabile funzione di rango costituzionale, la giustizia.

Nell’interesse di tutte e tutti.

Il dibattito quindi è apertissimo, grazie alla Juve e al Napoli.

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