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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

L'elefante è qui



Allora, come sta andando la strategia del Pd di ignorare Vannacci? Anche ieri, dopo il suo videomessaggio in cui faceva riferimenti molto chiari a una certa “decima”, pare non si siano registrate reazioni di sorta. Non che Vannacci ne stia risentendo particolarmente, anzi, l’attenzione nei suoi confronti rimane alta e lui non manca di trovare il modo, almeno due o tre volte a settimana, di alimentarla. Nel caso del video in questione, per esempio, ne hanno parlato un po’ tutti. E quindi, esattamente, qual è il senso di non commentare una faccenda che comunque irrompe nel dibattito? Va bene che non c’è più l’egemonia della sinistra di una volta, ma non basta chiuder gli occhi come fanno i bambini per far sparire il mostro. Il mostro è reale ed è proprio lì, davanti a noi.

 

Con questo non si pretende che sia necessario intervenire su tutto: per esempio, la mole di video che hanno inondato i social per spiegare come si beve da una bottiglia col tappo attaccato erano, francamente, stucchevoli. Magari si poteva spendere una mezza parola sulle uscite del Papa, ma in quel caso sarebbe stato complicato trovare una misura senza urtare la sensibilità della componente cattolica. Sull’idea di uscire dalla Nato lanciata da Tarquinio, invece, una parte consistente del Pd ci si è gettata a bomba - è il caso di dirlo - ma solo per precisare che la linea del partito è un’altra, e solo per bocca di equivalenti esponenti a titolo personale perché forse, in fondo, tanto altra non è.

 

Ma è stata anche la settimana nel ricordo di Matteotti, e tutte le forze democratiche hanno detto la loro nelle aule parlamentari, anche i Dem. La concomitanza di una campagna elettorale con contenuti tipo quelli di Vannacci è interessante perché, come giustamente tutti hanno ricordato, Matteotti non scelse affatto di star zitto. Fece un discorso, e lo pagò caro, e si impegnò tanto da venire assassinato. Se continuare a citarlo può essere stato in qualche momento e da parte di qualcuno un mero esercizio retorico, di certo non lo è ora che certi fantasmi tornano infestare la nostra democrazia.

 

Invece, qualcuno deve aver pensato che in fondo la situazione richiedesse un sereno silenzio. Sono i danni incalcolabili fatti da Lakoff e dal suo saggio più famoso, Non pensare all’elefante, peccato che pochi l’abbiano davvero letto e che ancora meno l’abbiano capito, tragico infine che quasi tutti tra questi siano finiti a fare politica o gli strateghi per i partiti. L’autore aveva ovviamente ragione, quando illustrava come le parole definiscano una cornice e alla fine contribuiscano a creare la realtà evocata dagli avversari nell’inconscio degli elettori, il problema è come relazionarsi invece a uno stato delle cose che l’inconscio lo ha superato da un pezzo: un po’ come quando Freddy Krueger passa dal piano del sogno e dell’incubo a quello della veglia, e a quel punto è un po’ tardi per svegliarsi.

 

Sarà interessante vedere come si evolverà, questa strategia. A meno di sorprese che però non accadranno, infatti, Vannacci sarà molto votato e verrà eletto al parlamento europeo, dove siederà per i prossimi lunghi cinque anni, finendo peraltro in compagnia di altri fascistoni di cui questo turno è ricco, visto che ci si aspetta un’avanzata molto consistente delle destre. Continuerà a dar prova di sé avendo in più un mandato per farlo, e chissà, se a un certo punto dovesse esserci un rimpasto di Governo potrebbe pure esser richiamato in patria. Come ci regoliamo nei suoi confronti, andiamo avanti a ignorarlo come fatto in campagna elettorale, o qualcuno si prenderà la briga di rispondergli quando interviene in aula, o quando è ospite di un talk? Se non lo ignoreremo più, esattamente, che senso ha avuto farlo nel momento in cui doveva prendere voti? Non è stato un po’ stupido? Interrogativi che, indubbiamente, lasciano attoniti. Richiederebbero di pensare, se non ai prossimi cinque anni, almeno alla settimana prossima. Forse è chiedere troppo.

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