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L’erosione della democrazia che potrebbe dilagare in Europa


Questa volta, nella nostra puntata settimanale dedicata ai libri degli altri, diamo una mano a una piccola casa editrice, Mondadori, per parlare di un libro importante, L’erosione di Tonia Mastrobuoni. Inviata di Repubblica, ci racconta cosa sta accadendo sotto il profilo politico a due paesi che sono diventati decisivi per le sorti dell’Unione europea, Polonia e Ungheria.

L’erosione riguarda la democrazia che perde un pezzo dopo l’altro – la separazione dei poteri, le garanzie liberali, la libertà di stampa. Come ci insegna il Novecento, è già successo e non solo – come dicevano i più accorti – può succedere di nuovo: in verità sta già succedendo. Nello stesso modo o quasi, perché il riformismo rovesciato che toglie progressivamente tutele costituzionali si afferma dopo una vittoria elettorale e mantenendo, almeno inizialmente, tutte le formalità democratiche. Salvando le apparenze e perdendo tutto il resto. Si parte lentamente e poi il movimento diviene in fine velocior, come si è visto anche con il regime di Putin, di cui per anni si è fatto finta di non capire la pericolosità, in ragione dei maledetti affari e degli equilibri da mantenere. C’è più di un filo che lega le pagine del reportage di Mastrobuoni a ciò che è diventata la Russia negli ultimi vent’anni.

Tonia Mastrobuoni

L'erosione

Mondadori, 2023


Quando si parla di democrazie illiberali e di democrature, forse le si considera come categorie astratte, sicuramente se ne sottovaluta il significato e le conseguenze a cui portano.

Quando addirittura – come fanno Meloni e Salvini con grande spregiudicatezza – si celebrano questi modelli e li si difendono ogni volta che si può (soprattutto quando l’Europa tenta di reagire), c’è seriamente da preoccuparsi.

Mastrobuoni lo scrive chiaramente nell’introduzione al suo reportage: non vorrei vedere in Italia, l’Italia dei fan di Viktor Orbán e Jarosław Kaczyński, cose simili. Non vorrei vivere in un paese così. E, aggiungerei, in un’Europa così, perché il 2024 delle elezioni europee potrebbe essere un sinistro remake di altre date novecentesche che hanno segnato un’intera epoca.

«L’impulso che mi ha indotto a scrivere questo libro è il pericolo che l’Italia si incammini sulla china eversiva di Orbán e Kaczyński. Il governo di Giorgia Meloni guarda con esplicita ammirazione all’Ungheria e alla Polonia. I suoi partiti maggiori, Fratelli d’Italia e Lega, si sono opposti continuamente alle condanne delle istituzioni europee, hanno reagito con sdegno quando Budapest e Varsavia sono state richiamate da Bruxelles e per scongiurare la distruzione sistematica del loro ordinamento giudiziario, l’asservimento dell’informazione pubblica e privata al governo, la persecuzione delle minoranze e della comunità lgbtq+.»

La parte più interessante del lavoro di Mastrobuoni riguarda la rete internazionale collegata ai due paesi di cui principalmente si occupa il suo saggio. Ossessionati da Soros e dalle élite che finanzierebbero la politica, leggendo L’erosione si ha conferma che una rete organizzata di sostegno internazionale alla politica esiste eccome, ed è quella della destra estrema, fascistoide e illiberale.

Ne avevamo avuto prova in occasione del congresso internazionale della famiglia organizzato a Verona nel 2019 (con il patrocinio, poi ritirato, del governo Conte, per dire come eravamo già messi), ne troviamo traccia in molte campagne politiche e di opinione, ne possiamo ricostruire i collegamenti anche in Italia – collegamenti politici ed economici. «Un’oscura galassia nera» che «connette», scrive Mastrobuoni, i paesi dell’Est con i rappresentanti politici della destra internazionale, anche italiana.

Uno dei protagonisti di questo mondo è l’attuale presidente della Camera, trait-d’union tra gli estremisti di destra, gli ultraconservatori cattolici e queste forze politiche – di cui sono stati sempre protagonisti i russi intorno a Putin e alla sua corte di oligarchi.

Polonia e Ungheria si situano lungo una nuova cortina illiberale, in cui tutti gli ingredienti del nazionalismo novecentesco sono ripresi e rilanciati: l’uso politico della storia, il disprezzo per le minoranze e per gli stranieri, il vittimismo aggressivo di chi ritiene di avere molte ragioni per sentirsi penalizzato, la continua individuazione di nemici che congiurano contro la patria, un antisemitismo dichiarato e una forma di assolutismo che si fa vieppiù totalizzante. E, con ciò, costituiscono un modello e un riferimento per chi vorrebbe replicare il modello anche nell’Europa occidentale, dalla Francia alla Spagna. In Italia ci sono già riusciti, anche grazie all’incredibile sottovalutazione della questione e della situazione politica generale da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi di rappresentare il fronte democratico, che ha preferito dividersi e che continua a farlo con un accanimento tanto protervo quanto autolesionistico.

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