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  • Davide Serafin

L'onda della disuguaglianza



Sì, la distribuzione della ricchezza in Italia è sempre più iniqua. «Alla fine del 2021», è scritto nel rapporto Oxfam 'La disuguaglianza non conosce crisi', «la distribuzione della ricchezza nazionale netta vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere oltre 2/3 della ricchezza nazionale (68,6%), il successivo 20% (quarto quintile) era titolare del 17,5% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 14% della ricchezza nazionale. Il top-10% (in termini patrimoniali) della popolazione italiana possedeva oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione». Tra il 2020 e il 2021, a fronte di un lieve incremento della quota di ricchezza detenuta dal 20% più povero (+0,08%), si registra un chiaro aumento della quota del 10% più ricco (+1,3%). Dall’inizio della pandemia fino a novembre 2022, il numero di miliardari in Italia è aumentato di 14 (passando da 36 a 50) e il valore dei loro patrimoni (157,8 miliardi di dollari a novembre 2022) è cresciuto di quasi 13 miliardi di dollari (+8,8%).


Il livello di povertà assoluta è allarmante: nel 2021 interessava il 7,5% delle famiglie residenti (1 milione 960 mila in termini assoluti) e il 9,4% di individui residenti (5,6 milioni di persone). Ma senza le misure di mitigazione, come tra le altre il reddito di cittadinanza, la situazione sarebbe stata ben peggiore, con 6,5 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta. La dinamica inflattiva in corso si innesta su questo scenario. Gli interventi in Legge di Bilancio 2023 avranno effetti solo per il primo trimestre, dopodiché il governo dovrà intervenire nuovamente. L'intento di cancellare il reddito di cittadinanza dovrebbe essere lasciato da parte. Inoltre, vi è un enorme problema di agibilità del bilancio: le decisioni in materia fiscale intraprese sinora, più per accontentare gli appetiti elettorali degli alleati al governo che altro, sono un inutile spreco poiché non indirizzate effettivamente verso chi ha bisogno.


Al crescere dei tassi di interesse, aumenteranno i rischi sul debito e sarà una dinamica di emergenza che non coinvolgerà solo il nostro paese. Scrive sempre Oxfam: «Molti Paesi si trovano in una posizione di forte vulnerabilità a causa dell’elevato indebitamento: l'aumento dei tassi di interesse e il rafforzamento del dollaro sta facendo salire il costo del servizio del debito a livelli insostenibili. Oggi, il 25% delle economie emergenti e il 60% dei Paesi a basso reddito sono in difficoltà debitorie o molto prossimi a diventarlo. Crisi multiple e sovrapposte hanno già reso più vulnerabili molti di questi Paesi, in particolare agli shock legati agli eventi climatici avversi come inondazioni e siccità, che comportano costi economici esorbitanti e possono rendere i debiti impagabili».

Vogliamo aspettare che l'onda ci sovrasti?

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