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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

L’uomo col megafono



A fine ottobre 2022 era successa a Modena una cosa invero straordinaria: le forze dell’ordine erano intervenute a un rave clandestino e l’avevano sgomberato senza menare nessuno. C’è ancora il video su YouTube, che riprende quello che presumibilmente è l’uomo al comando, mentre con tranquillità spiega ai molti ragazzi presenti che no, loro non entreranno nello stabile, di stare tranquilli, che sono lì solo per evacuarli perché le mura sono pericolanti. L’uomo col megafono, chiamiamolo così, circondato da qualche centinaio di persone - tra le quali alcune anche piuttosto accalorate che gli danno del coglione più volte - mantiene la calma, riesce a farsi dar retta, e la cosa più o meno finisce lì. “Più o meno” nel senso che seguono un tot di identificazioni, ma tutto sommato, visti i tempi che corrono, era andata bene, anche se di lì a poco il Governo avrebbe varato l’apposito decretino di cui a lungo poi si è discusso. I modenesi ne vanno in un certo senso fieri, rivendicano di essere il posto dove è successa la cosa che ha dato il via all’intera faccenda (ma c’erano stati pure altri casi, non ce ne vogliano i modenesi). Un anno dopo i fatti, le strade della città hanno ospitato una partecipata sfilata (dedicata al rave che fu e di protesta contro la nuova legge), abbastanza tranquilla, al netto di qualche partecipante che aveva defecato in cortili privati, fatto subito cavalcato dalla Lega.

 

Per dire che quando Piantedosi, Meloni e il resto del Governo dichiarano sulle manganellate come effetto collaterale tutto sommato normale, se non di prassi, nella difesa dello Stato, andrebbe ricordato che le cose si possono anche fare in un altro modo, l’uomo col megafono è lì a ricordarcelo. Chissà se è ancora di stanza a Modena, se è stato promosso, se è stato retrocesso, chissà cosa pensa quando vede gli studenti picchiati dai suoi colleghi, sarebbe interessante chiederglielo. Interessante lo è anche ragionare sul metodo con cui il Governo reagisce alle cose che succedono. In quel caso in particolare, non era successo niente di che, eppure ha scelto di reprimere, e tendenzialmente questo è il mood dominante: creare il conflitto, anche dove non c’è, e soprattutto quando non ce ne sarebbe bisogno.

 

Quello che non piace, si vieta, quello che non si vuole sentire, si reprime. Ha poco da stupirsi il generale Vannacci, quando nell’intervista al Corriere uscita ieri si lamenta delle reazioni a quelle che lui ritiene essere “solo” le sue opinioni. Al militare non piace che gli omosessuali possano manifestare pubblicamente la loro identità, lui ci gira intorno e parla di piume di struzzo, prova a minimizzare l’enormità delle sue tesi ma comunque i gay dovrebbero fare le loro cose a casa loro, che poi è quello che si sentiva dire dall’italiano medio nel dopoguerra, per dire la freschezza degli argomenti, e avrebbe, anzi ha qualcosa da ridire anche sul ruolo delle donne, sulle persone con una palette cromatica diversa dalla sua, e così via. Solo che lui è un militare, come tanti se ne incontrano per le strade, davanti alle stazioni ferroviarie, agli aeroporti, siamo un Paese un tantinello presidiato, per essere una democrazia, senza contare le altre divise, di ogni colore: e quindi se uno viene fermato da quel tipo di personale, e ha visto quelle stesse divise menare le mani in piazza, e ha letto le dichiarazioni del generalissimo, onestamente qualche motivo per non sentirsi tranquillo fa bene ad averlo. Anche se viene fermato dalla stradale per un controllo banale, avete presente la sensazione?

 

Quello che ha avuto per protagonista l’uomo col megafono dovrebbe costituire la normalità, un esercizio del loro dovere che fili liscio, e può darsi che sia come dice il ministero dell’Interno secondo cui i casi differenti sono l’eccezione. Ma è un fatto che, quando le cose non vanno male, non vanno malino, vanno malissimo, viceversa capita di rado di avere notizia del contrario. Non è solo questione di discutere di mele marce, il problema è che di fronte a un caso come quello di Modena viene spontaneo dire “toh, eccone una sana”. E magari è un giudizio ingiusto, chissà, certo è che però spargere odio dalla mattina alla sera, come regolarmente fanno tutti i succitati, di certo non aiuta.

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