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  • Immagine del redattoreFranz Foti

La destra italiana vota contro l’aborto nella carta dei diritti UE


Ieri il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza una risoluzione che chiede di inserire nella carta dei diritti fondamentali dell’Ue il diritto all’aborto, condannando il regresso sui diritti delle donne e tutti i tentativi di limitare o rimuovere gli ostacoli esistenti per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi e la parità di genere a livello globale, anche negli Stati membri dell'UE.


Se il Consiglio europeo dovesse accogliere questa richiesta, all’articolo 3 della cosiddetta Carta di Nizza verrebbe aggiunta quindi la seguente dicitura:

«ognuno ha il diritto all'autonomia decisionale sul proprio corpo, all'accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi servizi sanitari senza discriminazioni, compreso l'accesso all'aborto sicuro e legale.»


A leggerla bene, non sembra una formulazione particolarmente radicale, semplicemente riconosce che dal diritto all’autodeterminazione di cui tutte le cittadine e i cittadini europei godono, dovrebbe discendere anche il diritto alla salute sessuale e riproduttiva. Un fatto meramente logico, verrebbe da dire.

Eppure, nei tempi in cui viviamo, questa risoluzione - peraltro non vincolante - è stata definita “divisiva” (dalla Rai, che ha praticamente editorializzato la posizione del Family Day), “pericolosa” e “inquietante” (da Fratelli d’Italia), “violenta” (da Forza Italia), “cultura della morte” (Udc). Non si vedono dichiarazioni della Lega, che ha comunque votato contro assieme a tutto il resto della destra italiana.


Già, perché nonostante Giorgia Meloni abbia diverse volte giurato che non ha alcuna intenzione di intervenire sulla legge 194 - con tanto di consueto corredo di faccette, occhi strabuzzati e scenette borgatare - la sua maggioranza vota sempre contro a qualsiasi tipo di proposta ad ogni livello istituzionale - dai consigli comunali fino all’europarlamento, appunto - sul tema dei diritti sessuali e riproduttivi che si inseriscono proprio nella logica della legge 194.


Inoltre, non volendo toccare il diritto all’aborto in Italia, la maggioranza in parlamento ha presentato già quattro proposte, dall’inizio della legislatura, che vorrebbero “il pieno riconoscimento delle capacità giuridiche del concepito” (Maurizio Gasparri, Forza Italia), per “riconoscere il concepito come membro del nucleo familiare” (Massimiliano Romeo, Lega), per istituire una “giornata nazionale per la tutela della vita nascente” (Isabella Rauti, Fratelli D’Italia) e per “riconoscere la soggettività giuridica dell’embrione dal momento del concepimento” (Roberto Media, Fratelli D’Italia).


E non avranno alcuna mira sull’aborto, ma in Europa votano contro al riconoscimento dello stesso come un diritto fondamentale e sono alleati di ferro proprio di quei partiti che già lo hanno limitato se non di fatto abolito, come in Polonia, Slovacchia o Ungheria, o che vorrebbero farlo se mai dovessero prendere il potere.


Ovviamente anche a livello comunitario non si dichiarano contrari all’aborto, ci mancherebbe. Hanno certamente imparato la lezione di Trump, e quindi sviano la questione dicendo che la risoluzione del parlamento viola la sovranità (indovina un po’) dei singoli stati. In effetti che razza di Europa sarebbe quella che non consente a ciascuno di fare quello che gli pare su questioni fondamentali come i diritti delle donne? Non vorremo mica dire all’amico Orbán che lui non è padrone, anzi già che ci siamo padre padrone, a casa sua? Meno male che c’è la destra italiana a proteggerci dall’Europa tiranna che vuole mettere i ceppi a quelli che mettono i ceppi alle manifestanti.


Al di là dell’ipocrisia e del grottesco bigottismo della destra italiana e dei suoi sodali in Europa, è bene non distrarsi e restare sul punto: la risoluzione votata ieri è un blando riconoscimento di un diritto che nelle cosiddette “democrazie liberali” non dovrebbe essere nemmeno materia di discussione: la sovranità di ciascun donna sul proprio corpo, se vogliamo dirla in modi che a loro dovrebbero piacere.


Al contrario, la faccenda viene ingigantita e drammatizzata, il che è sintomo di quanto sia già inquinato il discorso pubblico su un tema così fondamentale, di come si stia spostando sempre più verso destra la percezione di ciò che è accettabile. Il che, come ci ricorda Siân Norris nel prezioso “Corpi sotto assedio”, è esattamente il processo tramite il quale il pensiero neofascista sta rientrando nella politica mainstream dalla fogna della storia dove era stato giustamente relegato.


Rileggete le dichiarazioni con cui abbiamo aperto questo pezzo. Di inquietante, pericoloso, violento e mortifero, nel nostro continente, c’è solo l’avanzare di questa ondata nera che ha come primo obiettivo il corpo delle donne, ma che ci riguarda tutte e tutti. Da qui alle elezioni di giugno non ci stancheremo di ripeterlo, perché la posta in gioco è altissima.

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