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  • Immagine del redattoregiuseppe civati

La guerra dell'acqua e l'egemonia "colturale"

Aggiornamento: 22 mar 2023



Ha destato parecchio scalpore la vicenda di Firenze, con il sindaco Dario Nardella del Pd alle prese con i pericolosi sovversivi di Ultima generazione. In particolare, ha colpito quanto ha dichiarato Nardella dopo lo scontro con gli attivisti: per pulire quella vernice ci sono voluti 5000 litri di acqua! Qualcuno ha fatto notare che il sindaco Nardella ne usava molti di più di litri d’acqua per evitare che i turisti “bivaccassero” sugli scalini. Non è però di queste piccolezze che vorremmo parlare.


Il punto è proprio la questione dell’acqua. Anzi, come titolano i giornali veneti, «la guerra dell’acqua». E non stiamo parlando delle zone colpite dalla desertificazione da cui provengono – per dire – i migranti. O delle guerre che per l’acqua si combattono davvero, in mezzo mondo. Stiamo parlando della pianura padana e della contrapposizione feroce che si è scatenata tra enti pubblici a causa della siccità e della mancanza di acqua ormai generalizzata. Si parla di agricoltura, del rischio che corrono intere province a livello economico e, addirittura, di «sopravvivenza» di numerose attività, agricole, industriali e turistiche. Per non parlare dell’approvvigionamento per le persone e le famiglie.


Chi vi dice che la questione dei cambiamenti climatici è roba da fighetti, diteglielo, è un cretino.


Qui i primi a preoccuparsene non sono i giovani attivisti alla Greta Thunberg, no: sono i contadini del riso. E chi fa turismo, anche. Tutte cose parecchio tradizionali, visto che sono tornate di moda le tradizioni e un certo tradizionalismo politico – che si ostina peraltro a negare i cambiamenti climatici.


Non stiamo parlando dei pinguini dell’Antartide o di Madagascar, stiamo parlando del riso vialone nano e di altre colture. Ecco, se a livello culturale non riusciamo a spiegarlo, forse potremo riuscirci a livello colturale. Così si capirà, una buona volta, cosa significano davvero le espressioni «guerra dell’acqua» e «sopravvivenza». Anche in Veneto, anche in Italia.

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