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  • Immagine del redattoreRoberto Codazzi

La guerra dell’acqua tra Haiti e Repubblica Dominicana


Mentre la situazione ad Haiti non accenna a migliorare con la capitale che un giorno si ed uno pure registra assalti delle bande armate a scuole, ospedali, palazzi governativi e quartieri più o meno poveri, al confine nord con la Repubblica Dominicana si sta consumando una crisi iniziata diversi mesi fa.

L’isola di Hispaniola è divisa tra Haiti e Repubblica Dominicana, nel lato nord il confine è delimitato dal fiume Rio Masacre che si alimenta da affluenti presenti nei due paesi e che ha il 53% della proprio bacino idrografico in Haiti e il 47% in Repubblica Dominicana.


La crisi nasce dalla decisione di alcuni imprenditori agricoli haitiani di costruire all’altezza di Dajabon un canale, denominato Pittobert, in grado di deviare una quantità significativa d’acqua dal tratto haitiano del fiume che rischia, secondo lo stato dominicano, di ridurre significativamente la portata del fiume stesso nell’ultimo tratto del suo corso.

Il primo progetto di costruzione del canale risale al 2011 e fu rigettata dal governo dominicano che sostiene che il Rio Masacre corre per soli 500 metri nel territorio haitiano e quindi rivendica un diritto rispetto all’uso dell’acqua.


Uno studio dell’Istituto Nazionale Dominicano delle Risorse Idrauliche (INDRHI) nel 2021 ha riconosciuto che il canale Pittobert richiede una portata compresa tra 1,5 e 3 metri 3/secondo.

Nel 2018 è iniziata la sua costruzione, sotto la pressione del governo dominicano, i lavori furono paralizzati poco prima dell’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021, finché nell’agosto 2023 in maniera unilaterale alcuni imprenditori haitiani decisero di riprendere l’opera presentandola come elemento di riscatto sovranista di Haiti rispetto alla gestione delle risorse. L’allora primo ministro Ariel Henry rispose che la costruzione del canale è un’iniziativa privata e non dipendeva dal governo che non aveva più autorità di fatto nella regione.

La risposta dominicana si è articolata in vari punti:

  • chiusura della frontiera e sospensione del mercato binazionale. Misura ancora in essere e che aggrava la situazione di crisi alimentare ad Haiti ma che colpisce anche il commercio dei produttori dominicani.

  • Riattivazione del canale La Vigilia che si trova a monte rispetto al canale Pittobert e attraverso il prelievo di un metro cubo d’acqua al secondo dovrebbe garantire l’afflusso di acqua ai contadini dominicani.

  • Progettare il collegamento del canale La Vigia con il fiume Rio Masacre a valle del canale Pittobert

  • Costruzione di una diga alla sorgente del fiume Artibonito, il più grande di Haiti, che ha origine nella Repubblica Dominicana.


Il prelievo dell’acqua in modo incontrollato dal Rio Masacre metterebbe anche a forte rischio l’ecosistema della Laguna Saladilla che si trova a nord, area già fortemente compromessa dalla costruzione del muro tra i due paesi (ad opera della Repubblica Dominicana).

In questi giorni la crisi arriva al punto cruciale:

  • nel Consiglio Presidenziale di Transizione che, secondo gli accordi presi dalle varie parti politiche in sede di Caricom, dovrebbe guidare Haiti durante questo delicato periodo, è stato indicato Smith Augustin. Smith è stato Ambasciatore di Haiti a Santo Domingo e a settembre ha profondamente criticato l’atteggiamento dominicano nella gestione della crisi.

  • ieri, il 27 marzo 2024, è stato aperto il canale per un invaso di prova.

  • come risposta lo Stato Dominicano ha iniziato ad attivare il Canale La Vigia.


La tensione tra Repubblica Dominicana e Haiti è ai massimi. Oltre al tema dell’acqua, infatti, c’è anche una forte opposizione da parte della Repubblica Dominicana nell’accogliere eventuali profughi in fuga da Haiti. Sul territorio dominicano sono già presenti oltre 2 milioni di haitiani, su circa 10 milioni di dominicani, per questa ragione la richiesta fatta in seno alle Nazioni Unite di considerare tutti gli haitiani profughi è stata rigettata. Bisogna anche chiarire che gli USA in questi anni non hanno mai fermato i rimpatri in aereo verso Haiti e solo ora iniziano a porsi qualche domanda su tale pratica.


La lotta per l’acqua, caratteristica di questo periodo di crisi climatica, la trasforma ancora una volta in un asse di conflitto. La vulnerabilità ai fenomeni climatici estremi è condivisa da entrambi i paesi e la necessità di preservare un ambiente comune e risorse naturali essenziali per la vita richiede la cooperazione tra i due Stati.  In questo momento, però, ad Haiti non ci sono interlocutori credibili.


Questo post è stato pubblicato sul sito di Roberto Codazzi, autore per People di Haiti: il terremoto senza fine, disponibile qui

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