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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

La potenza dei video contro gli alibi fasulli



E’ vero che gli smartphone ci friggono un po’ il cervello, che sembriamo scemi quando camminiamo messaggiando o parliamo da soli usando gli airpods. Però il brutale e gratuito pestaggio della donna transgender di Milano, il calcio in faccia di Livorno, senza arrivare all’omicidio di George Floyd, dimostrano che a qualcosa servono. Che avere tutti in mano una telecamera dovrebbe indurre chi pensa di poter violare impunemente la legge, soprattutto se porta una divisa, almeno a guardarsi intorno, a pensarci bene.

Sappiamo che è una parte minoritaria delle forze dell’ordine, per fortuna, però adesso siamo davvero sicuri che esiste.


Le ricostruzioni e le giustificazioni ex post che funzionavano tanto bene prima, quando era la parola del pubblico ufficiale contro quella di eventuali testimoni, tanto da farci sempre dubitare, tanto da dover aspettare processi infiniti per avere giustizia come nei casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi oggi sono aria fritta di fronte alla potenza dei video.

Le sequenze impietose distruggono anche la propaganda mediatica della solita stampa, che con questo governo ha perso ogni freno inibitorio, i titoli violenti fondati su presupposti immaginari, compreso il sedicente garantista Riformista, e le dichiarazioni quanto meno improvvide dei soliti politici e amministratori locali.

Ma c’è anche un altro aspetto.

Tutta la destra, ma anche tanta sedicente sinistra, persino sedicenti femministe, hanno passato mesi a massacrare scientificamente un testo di legge molto scarno e semplice, il DDL Zan, che serviva solo a combattere con più forza le discriminazioni.


L’hanno fatto sostenendo senza vergogna tesi assurde, come quella che se fosse entrato in vigore si sarebbe potuto diventare da uomo donna, e viceversa, con una semplice autodichiarazione.

L’hanno detto e scritto davvero.

E lo sostenevano anche fior di giuristi, a cominciare dall’attuale ministro della giustizia passando per ex ministri di segno opposto ed ex presidenti della Corte Costituzionale.

Nelle audizioni in senato, come ad una fiera dell’assurdo giuridico, si è sentito, letteralmente, di tutto.

Il risultato è che la normativa non è stata approvata e quindi per i fatti di Milano non potrà essere contestata l’aggravante dell’art. 604 ter del codice penale, che avrebbe aumentato la pena se si fosse dimostrato che il reato commesso aveva anche una motivazione fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.


Il DDL Zan serviva a questo, non certo a disturbare l’uso delle toilettes pubbliche alle pseudofemministe radical chic che, nel dibattito, invocavano democraticamente il taglio dei genitali maschili ove ancora presenti per chi osava entrare in quelle, per loro, sbagliate.

Non abbiamo dimenticato quella violenza verbale.

A quella violenza verbale segue quella fisica di tanti episodi e proprio quella delle immagini che abbiamo visto tutti, e altra violenza social da parte di chi è favorevole a queste azioni, se messe in atto nei confronti delle persone transessuali.

Speriamo che le sequenze, che sono potenti, contribuiscano anche a questo, a far capire alla maggioranza dell’opinione pubblica che queste norme servivano e servono, che certe cose purtroppo succedono, che l’odio va contrastato, nella società e nelle scuole ma anche penalmente, che tutte le persone vanno protette, che è ora di smetterla di dire sciocchezze senza senso che Vittorio Feltri e compagnia bastano e avanzano.

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