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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

La retromarcia delle avanguardie



Un editoriale di Matteo Renzi sul Riformista di oggi, anticipato sui social, è emblematico di una retromarcia precipitosa dei “moderati”, che fino ad oggi non sono stati affatto tali, sul tema della guerra in Ucraina e a Gaza.

E’ vero, dice Renzi, Putin ha torto, l’invasione dell’Ucraina è un crimine, ma ora è tempo di un’azione diplomatica, per trovare un “accordo credibile”, prima che lo faccia Trump, per “garantire a Kiev la libertà al fianco dell’Unione Europea ma trovando con Mosca una soluzione che fermi il massacro”.

E ancora su Gaza, ferma la condanna durissima del massacro del 7 ottobre, “..per sconfiggere Hamas, Israele ha bisogno di non perdere i leader arabi riformisti e moderati. E l’intera comunità internazionale.” … “…è tempo di un accordo di pace duraturo (…) Una pace che preveda per Israele il diritto e anche una sorta di dovere morale di esistere (…) Una pace che passi dal riconoscimento dello stato di Palestina, sostenuto e sovvenzionato dai paesi arabi riformisti…”.

Tralascio altri passaggi un po’ più fantasiosi, perché la sostanza è questa.


Ora, certamente fa piacere sentire una voce mediaticamente rilevante, comunque la si pensi su Matteo Renzi, parlare finalmente di pace.

Così come è certamente positivo che la Camera abbia approvato, con l’astensione concordata della maggioranza, dopo che il ministro Tajani per la prima volta aveva parlato apertamente di reazione sproporzionata di Israele, una mozione che impegna il governo «a sostenere ogni iniziativa volta alla liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani» e «a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario (ma ce ne sono altri?) a Gaza».

Ugualmente (ma forse qui siamo nell’ambito delle motivazioni reali dei ripensamenti nostrani) negli Stati Uniti le posizioni, su entrambi i conflitti, sono mutate, e il riferimento al rischio di avere come presidente Trump di Renzi è forse l’aspetto più pragmatico del suo commento, per Kiev e per Gaza, vista la sua dichiarata vicinanza a Putin e a Netanyahu, che sembra voler continuare la guerra almeno fino alle presidenziali di novembre.

Bene, quindi, ma non benissimo.

Perché queste posizioni i “pacifisti” e alcuni partiti, come Possibile, le sostengono, nell’isolamento dei media e dei maître à penser nostrani, che hanno messo in piedi una propaganda bellicista senza precedenti, dal febbraio 2022 quanto all’invasione russa dell’Ucraina, e dalla sera del 7 ottobre 2023 quanto all’attacco di Hamas ed alla successiva invasione di Gaza.


Quanti morti, feriti, orfani, profughi ci sono stati nel frattempo?

Non era tutto abbastanza chiaro e prevedibile dall’inizio?

È cambiato qualcosa dal febbraio 2022, a parte le morti e la distruzione del Paese?

Ugualmente a Gaza, fermo l’orrore del 7 ottobre, un crimine contro l’umanità comunque lo si consideri, e che non può certamente essere considerato “resistenza” sempre secondo i trattati internazionali, e la necessità di riportare a casa i rapiti, non era forse evidente la sproporzione della risposta israeliana, la violazione dei trattati internazionali a tutela della popolazione civile, la commissione di plurimi crimini di guerra, già dall’inizio dei bombardamenti e delle operazioni di terra?

Possiamo avvitarci sulla definizione di “genocidio” ed il suo uso a volte, è vero, strumentale, oppure possiamo prendere atto che l’oggettività del massacro ha sommerso le definizioni giuridiche, tanto che un cantante, che sicuramente ha usato il termine in buona fede, ha denudato con due parole tutto l’apparato propagandista, che colpiva senza pietà chiunque parlasse di trattattive di pace per l’Ucraina prima e per la Palestina poi.

E infatti ora si leggono, appunto, frettolosi commenti ed editoriali in cui si cerca di coprirsi alla bell’e meglio, anche se il danno è fatto e purtroppo sarà complicato fermare l’odio che sta dilagando.

Le avanguardie indietreggiano, l’orrore della guerra non si può più nascondere, insistiamo nel chiedere trattative di pace.

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