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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

La sparata di Salvini che vuole condannare i bambini



In queste ore gira una bozza dell’ennesimo decreto legge imbastito in fretta e furia per “rispondere” ai terribili fatti di cronaca avvenuti a Caivano, da cui prende il nome, con l’ulteriore conferma del riflesso pavloviano di questa maggioranza che pensa di risolvere ogni problema inventando nuovi reati o aumentando le pene per quelli esistenti.

In questo contesto va letta l’ultima sparata di Matteo Salvini.

“Abbassare l’età per essere imputabili è utile perché il 14enne che gira con un coltello o con una pistola, è capace di intendere e volere e se sbaglia, se uccide, se rapina, se spaccia deve pagare come paga un 50enne”, ha affermato il ministro in un’intervista radiofonica.

Ora, prima di parlare a vanvera di imputabilità di persone infra-quattordicenni bisognerebbe almeno conoscere la normativa attuale.


E non tanto, e non solo, l’art. 97 del codice penale, che stabilisce appunto che non è imputabile chi al momento del fatto non aveva compiuto i 14 anni, ma soprattutto il successivo art. 98, che recita:

“È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d'intendere e di volere; ma la pena è diminuita.”

Cioè a dire, se per un maggiorenne la capacità di intendere e di volere si presume, per chi ha compiuto 14 anni ma non 18 va accertata sempre, caso per caso.

Quindi già oggi neppure il quattordicenne, il quindicenne, il sedicenne o il diciassettenne sono automaticamente imputabili, perché nel nostro sistema l’imputabilità è strettamente legata alla capacità di intendere e di volere, che poi è quella che ti fa capire cosa è bene e cosa è male, e, soprattutto, la correlazione fra reato e pena.

Persino Salvini, la cui capacità di intendere, in quanto cinquantenne, è presunta, dovrebbe essere in grado di realizzare che un sistema penale che usa la pena come unico deterrente già funziona male, ma è completamente inutile se chi dovrebbe ricevere il messaggio non ha i mezzi per comprenderlo.

E questo atteggiamento non è servito, infatti, a nulla ad esempio negli Stati Uniti, dove vigono norme che per la nostra cultura giuridica appaiono aberranti (ma sono proprio quelle alle quali si ispira Salvini, esattamente come per la legittima difesa), che in alcuni stati permettono che i minori siano processati come adulti e addirittura possano essere condannati all’ergastolo e fino al 2005, prima della sentenza Roper vs Simmons della Corte Suprema che lo ha vietato, anche a morte.


Eppure i reati non sono affatto diminuiti, anzi, soprattutto quelli commessi perché un bambino si trovava fra le mani una pistola e la usava magari contro la mamma, il fratellino o la sorellina, quando evidentemente il problema era l’arma disponibile, non certo l’imputabilità.

Dovremmo, invece, concentrarci un pochino di più sugli adulti, per fare in modo che i minori crescano in modo diverso e abbiano una conspevolezza diversa, e questo proprio prendendo esempio dal Parco Verde di Caivano, che si è dimostrato essere una zona franca senza leggi per responsabilità degli adulti e non dei minori, sia di quelli che in qualche modo lo “gestiscono”, sia di quelli che, pur potendo e dovendo intervenire, lo hanno abbandonato, insieme alle ragazzine e ai ragazzini che vivono lì.

E non basterà una retata o un estemporaneo decreto legge per dare la possibilità anche a questi minori di crescere come quelli che sono nati altrove, perché, va ricordato, i minori, che sono i più deboli, i più fragili e i più indifesi, sono le prime vittime dell’assenza di legalità.

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