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  • Immagine del redattoregiuseppe civati

Lampedusa per sempre



Dieci anni fa. Parliamo come allora, agiamo come allora. Anzi, pensiamo peggio e agiamo peggio.


Pensavamo che la ricorrenza di Lampedusa e di quel terribile 3 ottobre fosse un’occasione di riflessione per tutti.


Pensavamo che il tempo trascorso ci avesse offerto altre chiavi di lettura, altri approcci, altre politiche. E invece è successo il contrario.


La continua emergenza che non finisce mai – un’emergenza per sempre – porta con sé risposte stupide e cattive, sul piano politico e legislativo. Un dibattito che non tiene conto di alcuna evoluzione, una risposta che si rivela sempre di più inefficace, accompagnata da pregiudizi, anche quelli, destinati a non passare mai.


Non è un caso: è una scelta, la nostra, per gestire i flussi, quella di far morire così le persone, di incarcerarle senza motivo, di costringerle ad un viaggio pieno di pericoli e di violenza.


Ed è una mancanza di visione grottesca, perché nel frattempo le persone sono arrivate, hanno attraversato il nostro Paese, molte per andare altrove, molte altre per rimanerci e viverci. Noi però non le “vediamo”, ne parliamo solo al momento dello sbarco, come se stessero sempre sbarcando.


Difendiamo l’italianità e la bianchezza, le tradizioni e il tempo che fu, senza renderci conto che le cose sono cambiate già, che questo stare sulla difensiva non ha alcun senso se non quello di peggiorare le condizioni di tutti, per primi proprio gli italiani.


Al governo abbiamo mandato quelli che sapevano come fare, che peraltro al governo c’erano già stati eccome, nelle precedenti edizioni della destra che è andata sempre più radicalizzandosi, da Berlusconi (c’era Meloni) a Conte (c’era Salvini) fino alla nera compagine che abbiamo oggi. Con loro, al governo sono arrivati anche il complottismo e il vittimismo, tipici di una certa tradizione, un piglio nazionalistico e un andazzo incostituzionale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.


L’unica nostra possibilità dunque non è pensare ai dieci anni passati invano, né ai decenni che sono trascorsi dal primo sbarco, ma ai prossimi tempi e ai prossimi anni. Provando a cambiare schema completamente, come nemmeno il centrosinistra è riuscito a fare quando governava. Cercando di immaginare una società in cui bianchi e neri – perché quello, in fondo, è il tema – e ricchi e poveri possano vivere insieme, riducendo le distanze e disinnescando quel meccanismo pericoloso costituito dal razzismo e dal classismo che si impongono sempre di più. Senza continuare a chiedersi da dove vengono, ma domandandosi, ogni tanto almeno, dove intendono andare. Perché l’orizzonte è sempre meno chiaro ed è sempre più triste.

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