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  • Immagine del redattoreFrancesca Druetti

Le tragicomiche case da incubo

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Noemi Mariani è @mangiapregasbatty su Instagram e su TikTok, dove ha dato vita, volto e voce alle Case da incubo, una raccolta apparentemente senza fine e senza fondo di annunci immobiliari che propongono soluzioni abitative che sembrano incredibili, ma purtroppo non lo sono.

 

Partiamo proprio dal lavoro che fai sul tuo canale: com’è nata la rubrica sulle “Case da incubo”?

 

Mangiapregasbatty è nato prima come blog, e dopo sono arrivati i social. Con Instagram, in particolare attraverso le stories, ho trovato un altro canale dove potermi esprimere. A me piace fare ironia su tutto quello che succede, sulle varie situazioni che ti trovi davanti nella vita. A un certo punto volevo provare a comprare una casa a Milano: ecco com’è nato Case da incubo. Ero in affitto da tutta la vita e dopo un po’ di anni, dopo che sono rimasta senza coinquilino, mi sono detta: “Anziché spendere settecento euro al mese di affitto, provo a spenderli in mutuo”. Il problema è che, avendo io la partita Iva e non avendo la garanzia dei miei genitori, potevo permettermi un mutuo molto basso. Io sono milanese, genitori e nonni milanesi, ragazzo a Milano, non è che vado a vivere a Barletta. Quindi, cerco casa a Milano. Ho iniziato a guardare che cosa mi sarei potuta permettere con quel mutuo e ho trovato: la merda. Non saprei veramente come altro definirla. Ho trovato questa situazione di disagio pesantissimo fatta di monolocali di venti metri quadri, totalmente fuori da ogni norma, dal punto di vista igienico, dal punto di vista dell’abitabilità, della sicurezza: con i cessi in cucina, soppalchi che non sono soppalchi, senza cucina, con fornelletti da campeggio. Insomma, tutto quello che faccio vedere negli annunci che trovo e che trovano le persone quando cercano casa. Perché io non faccio più ricerca attiva: sono le persone che mi mandano gli annunci e le case che trovano. Non mi sarei mai immaginata che la rubrica sulle case da incubo potesse avere tutta questa risonanza mediatica: il successo e la diffusione che ha avuto va evidentemente al di là del modo in cui lo racconto io.


Quindi continuano ad arrivarti messaggi e annunci che condividi sui tuoi canali. Come hai iniziato a riceverli?

 

All'inizio ho cercato tante case, ho iniziato a commentare e ho fatto la prima stories in cui dicevo: “Raga, ho trovato questa casa, ve la devo far vedere!”. Da lì in poi sono arrivati i messaggi che mi dicevano che dovevo continuare perché faceva ridere. Allora ho iniziato ad avere una sorta di appuntamento fisso con le case da incubo. Inizialmente le cercavo ancora io, poi ad agosto 2022 mi hanno fatto un'intervista sul Corriere della Sera e quindi il format è diventato più popolare, la pagina ha iniziato a girare di più, ho preso diecimila follower in tre giorni. Le persone si sono appassionate alla causa semplicemente perché tutti ci troviamo a viverla. Che tu stia in una città o meno. Che tu abbia ventidue anni e sia uno studente, che tu purtroppo ne abbia trentaquattro, trentasei e ti stia trasferendo a Milano per lavoro. È un tema che riguarda da vicino una grossa fetta della popolazione e riguarda sia studenti sia lavoratori. Questa è un'altra cosa che ci tengo sempre a dire. Gli studenti hanno organizzato la protesta in piazza, stanno manifestando per la questione abitativa. Ma è un problema anche di chi lavora: è grave il fatto che io ho uno stipendio ma non posso permettermi a volte neanche un bilocale. E anche il fatto che ci sia un grandissimo squilibrio tra la situazione abitativa e quella lavorativa: se tu metti un monolocale, anche in zona centralissima, ma sempre un monolocale, a duemila e cento euro di affitto, chi può permettersi duemila e cento euro solo di affitto? Magari un manager. Ma un manager va a vivere in un monolocale? Questa equazione non ha soluzione.


Insomma, più che di case, questi annunci parlano di un'emergenza case.

 

È letteralmente un'emergenza: è grave che le persone a trent'anni si trovino a dover scegliere se condividere la casa con un ottantenne o andare a vivere in un posto che è oltre i limiti dell’abitabile, in cui un coinquilino deve lavarsi le mani in camera dell'altro perché l’unico lavandino è lì. Io credo davvero che situazioni come queste facciano perdere un po’ l’umanità, e vorrei che si prendesse questa frase con le pinze, considerando le condizioni molto più difficili che si trovano a vivere tante persone nel mondo in questo momento. Ma guardando al nostro contesto, al nostro mondo in qualche modo privilegiato, la situazione è questa: in una città dove si guadagnano in media trentamila euro all'anno, e se vuoi vivere in un trilocale ti partono milleseicento euro al mese solo per l’affitto, il tuo stipendio si dimezza immediatamente e fai fatica a vivere. E resta il fatto che la casa è un bene di pochi che quindi sfruttano questa situazione, che lucrano il più possibile, su delle case che tra l'altro fanno cagare. Ecco, quello che io contesto, anche al di là del prezzo - sappiamo che c'è il mercato libero e chissà, se avessi una casa magari sarei anche io una stronza di Milano, non è che sono San Francesco - è il fatto che le case facciano schifo: case non sistemate, con la muffa, muri da imbiancare, cucine vecchie… la casa che metti in affitto allo studente è: la stalla. Ho amici a cui adesso viene rinnovato il contratto e gli viene chiesto un aumento di cinque/seicento euro da dividersi e alla domanda “Va bene, allora se ti pago di più mi fai trovare una casa un po’ più bella, almeno dai il bianco e mi togli la muffa?” la risposta è “Ah no, se facessi questi lavori dovresti pagare di più”. L’unica logica è quella dello sfruttamento. Io sto pagando una quantità di soldi, investi il necessario per imbiancare e aggiustare. È questa ostinazione a non voler migliorare minimamente la situazione che dà ancora più fastidio.

 

Sembra saltata completamente l'idea che la casa sia un posto dove passare del tempo, dove stare bene, oltre che un punto di appoggio solo in virtù del fatto che è "in città" o comoda per andare al lavoro, all'università.

 

Tanto se lavoro in questa città devo vivere in questa città. E non ci sono case. Le soluzioni abitative agevolate a vario titolo non esistono o non sono ancora state costruite. Penso al co-housing, alle case popolari che non aumentano dagli anni Ottanta, nonostante la popolazione sia praticamente triplicata e la fascia medio bassa anche, perché ormai anche con un lavoro da laureato puoi rimanere comunque sotto o appena sopra la soglia di povertà. La questione è che anche se lavori in un ufficio e sei il Signor Art Director ma guadagni millesettecento euro al mese, a Milano sei povero. Ci sono veramente tanti problemi in questa città, che sicuramente ci sono ovunque, solo che a Milano la situazione è molto più palese perché il costo della vita è troppo più alto rispetto a quanto si guadagna e ovviamente non si riesce ad adeguare lo stipendio, come invece succede a Londra. Spero che cominci a succedere anche qui. I problemi sono tanti, tante le cose che funzionano male e che hanno un impatto sullo stile di vita, sulla natalità: non nascono bambini, ma grazie al cazzo! È un cane che si morde la coda.


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