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Lidia, incontro con una partigiana

Aggiornamento: 3 nov 2023



Un quadernone pieno di bozzetti e la voglia di raccontare una storia. Nasce così Lidia, dalla matita, dalla fantasia e dall’intraprendenza di Valentina Stecchi, disegnatrice che, alla scorsa edizione del Salone del Libro di Torino, si è presentata al nostro stand con il suo progetto editoriale. Conosceva la casa editrice, conosceva i nostri libri dedicati alle partigiane «e così siete i primi a cui ho pensato di proporlo!». Detto, fatto. Ci siamo scambiati i contatti scrivendoli su un cartoncino e, durante l’estate, Lidia ha assunto la sua forma definitiva: una storia a fumetti adatta a tutte l’età, che racconta dell’incontro immaginario tra Valentina e Lidia Menapace. Le due donne attraversano mondi reali e mondi della fantasia tenendosi per mano, divertendosi, praticando quel passaggio generazionale che permette alla memoria di attivarsi, di diventare «qualcosa di utile per il tuo presente, uno strumento per interpretarlo e agire su di esso». È proprio Lidia a spiegare a Valentina che per portare la memoria nel quotidiano ciascuno deve usare le proprie abilità e la propria sensibilità. Ciascuno con le proprie possibilità, potremmo dire.


Le tavole di Valentina Stecchi sono letteralmente adatte a tutti, anche alle più piccole e ai più piccoli, affiancati da nonni e genitori. E sono uno strumento per parlare non solo della Resistenza, ma anche di discriminazioni, di femminismo, di linguaggio e di pace. Di politica, insomma. Di quella “cosa pubblica” che Menapace contrappone agli “idioti” che guardano solo alla dimensione privata.

«Lei sapeva» scrive la storica Mira Montanari nella prefazione al volume «che se la guerra mondiale non fosse finita, se non ci fosse stata la pace nessuno avrebbe potuto essere libero. Scoprì che la pace è la premessa per la felicità di tutti e di ognuno». Non potrebbe esserci ragionamento più vicino ai giorni nostri, a un’attualità che vede il pacifismo, nel migliore dei casi, sbeffeggiato. Nel peggiore, accusato di collaborazionismo. Non è sempre stato così e non lo sarà per sempre. Per questo siamo in debito con persone come Lidia Brisca (questo il suo cognome alla nascita), nome di battaglia “Bruna”, meglio conosciuta col cognome di colei che porta la pace.

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