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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Nessuno ci capisce un ca##o (un editoriale)



Se quanto accaduto ieri entrerà mai nei libri di storia di tattica militare o di geopolitica, questo solo il tempo potrà dircelo, ma una cosa preziosa ce l’ha insegnata di sicuro: dopo ormai quasi un anno e mezzo dall’inizio di questa tragica guerra, ancora nessuno ci capisce una mazza, per usare un eufemismo.

Non che il dubbio, alle persone normali, non fosse già venuto sin dal giorno uno, visto che di morte e di distruzione si parla pochissimo, mentre invece assistiamo a un lacerante dibattito tra opposti retroscenismi - “è colpa della Nato!”, “la Russia sta per capitolare, magari oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente!” - che si trascinano un mese dopo l’altro indifferenti all’evidenza del fatto che quel rapido showdown che entrambi evocano ormai da un bel po’ continua invece a tardare.


Poi però, ieri, in poche ore, l’ex venditore di hot dog, cuoco, biscazziere e generale mercenario Evgenij Prigožin ha fatto crollare entrambi i castelli di carte di teorie febbrilmente costruiti quando, in sintesi, gli è girato il boccino e ha deciso di invertire la marcia dei carri per puntarli verso la Madre Russia.

Nel corso di una sola giornata delirante - tranne che per le tivù, che nel frattempo mandavano in onda documentari sulle tartarughe e ricette del polpettone, tanto al limite ci avrebbe pensato il fallout nucleare a fornire aggiornamenti - sui social è scattata l’escalation, da Defcon zero a mille in un cortocircuito totale per cui secondo una fazione Putin era già dato a Malindi con la falsa identità di un istruttore di ippoterapia, mentre quegli altri si mordevano la coda cercando di argomentare l’effettivo pericolo di avere un nazista che però non voleva più denazificare l’Ucraina, ma forse nazificare Mosca, o forse farne una versione nazi-vegan, a quel punto non era più chiaro, e i normali utenti cercavano disperati informazioni attendibili chiedendosi chi avesse fatto palo.


Poi, sul più bello, a un passo da Mosca, quando le opposte tesi avevano ormai il dito sul pulsante di reciproca distruzione assicurata, Prigožin ha cambiato idea e ha detto “sapete che c’è? Lallero”, ed è tornato indietro. Facendo finire nelle bozze tanti di quei post di analisi che i server di mezzo mondo hanno rischiato di crashare, e senza bisogno di attacchi hacker russi. Alla fine della giornata, quando la polvere sollevata dagli scarponi dell’allegra brigata Wagner si è infine posata - prima volta che Wagner dura così poco, peraltro - sul terreno sono rimasti innumerevoli interrogativi: perché l’ha fatto? Davvero poteva arrivare fino a Mosca? E cosa sarebbe successo se fosse andato fino in fondo? La Russia si sarebbe liberata del dittatore sanguinario avviandosi verso magnifiche sorti e progressive? Oppure il mondo si sarebbe svegliato scoprendo di avere un problema più grosso di quello che aveva prima? E poi, perché ha cambiato idea? Cos’ha ottenuto, forse la promessa di sostituire la Santanchè quando si dimetterà? Nel caso, sarebbe davvero un peggioramento? E ancora, ovviamente, chi c’è dietro? L’hanno pagato gli americani? O forse gli oligarchi russi stufi del conflitto? E l’Ucraina? Ah già, l’Ucraina, scusate, ops.


Noi, come la gran parte delle persone che non possono fare altro che continuare ad assistere a questa fase storica, non lo sappiamo. E, per il breve spazio di una sera di mezza estate, anche i Guelfi e i Ghibellini dell’opinionismo hanno avuto un momento di attonita incertezza. Ma tranquilli, ché per l’ora dei talk preserali si erano già ripresi.

1 komentaras


Nežinomas narys
2023-06-25

Iniziare la giornata con questa lettura fa veramente bene alla salute. Ti meriti un nobel per la satira. Grazie

Patinka
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