top of page
  • Immagine del redattoreJessi Kume

Non li uccide il mare

Aggiornamento: 12 set 2023




Dall’inizio del 2014 al 6 marzo 2023 secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si è a conoscenza di almeno 26.089 migranti morti nel Mediterraneo. Per dare un’idea, il genocidio di Srebrenica del 1995 conta circa ottomila morti. Andando a recuperare gli articoli dei giornali che parlano dei naufragi avvenuti negli ultimi otto anni, si scopre che la parola usata per descriverli è “tragedia”. Ma la tragedia presuppone un elemento di non prevedibilità, qualcosa di orribile che accade senza che sia nelle nostre possibilità evitarlo. Parlare di tragedia vuol dire trattare le morti come un "danno collaterale", come un sottoprodotto imprevedibile della gestione delle migrazioni.


Il 24 giugno è stato l’anniversario del massacro di Mellila. Tra Ceuta in Marocco e Mellilla in Spagna c’è un muro, il primo costruito da uno stato membro europeo. Il 24 giugno 2022, duemila persone migranti cercano di passare attravero un varco in questo muro chiamato Barrio Chino. Quattrocento persone vengono intrappolate. C’è la polizia marocchina da un lato e la polizia spagnola dall’altro. La polizia spagnola lancia lacrimogeni e sostanze chimiche, la polizia marocchina direttamente le pietre. Le persone si ammassano una sull’altra, cercano di scappare. Nella calca si calpestano a vicenda sotto gli attacchi della polizia. Viene negato l’ingresso all’ambulanza della Croce Rossa. Le persone accalcate sono lasciate per otto ore sotto il sole. Ne muoiono 34, sono 70 i dispersi. I due paesi si incolpano a vicenda, nessuno dei due porta avanti indagini adeguate. Il 22 agosto 2022 l’Unione europea fornisce 500 milioni di euro a Rabat per il controllo delle frontiere e la lotta all’immigrazione irregolare.


All’alba del 26 febbraio di quest’anno, a 150 metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro un peschereccio naufraga. Era rimasto a traballare nella tempesta per ore, con l’acqua che entrava a bordo. La sera del 25 febbraio l’aereo di ricognizione Eagle 1 di Frontex aveva individuato una significativa risposta termica e altri segni che indicavano la presenza di tante persone sottocoperta. Segnalava anche l’assenza di giubbotti di salvataggio. Avvisava quindi l’Italia sei ore prima che l’imbarcazione si infrangesse. Il comandante Aioli di Crotone dirà che quella notte c’erano le condizioni per un salvataggio. La Guardia costiera può uscire in mare con il dovuto equipaggiamento anche con forza otto. Quella notte la forza era quattro. L’Italia interviene, non con un’operazione di soccorso della quale si sarebbe occupata la Guardia costiera, ma con un’operazione di polizia condotta dalla Guardia di finanza. La Gdf non è però attrezzata per quel mare ed è costretta a tornare indietro. Muoiono almeno 94 persone a 150 metri dalla riva. Dal Consiglio dei ministri tenuto a Crotone dopo il naufragio nasce il decreto Cutro.


Il 14 giugno naufraga a Pylos, a sud del Peloponneso, un peschereccio partito dall’est della Libia. A bordo ci sono persone provenienti da Egitto, Siria e Afghanistan. Le autorità greche sapevano già tutto. Frontex intercetta il peschereccio “Adriana” con i migranti in situazione di pericolo. Anche in questo caso non ci sono i giubbotti di salvataggio. Occorre un intervento di soccorso. Frontex scatta foto, registra video e invia le segnalazioni alle autorità search and rescue (SAR) competenti a cui poi spetta l’intervento. Anche il comando generale del corpo delle capitanerie di porto di Roma sollecita le autorità greche. Per tredici ore continuano ininterrottamente le sollecitazioni di Alarm Phone verso la Guardia costiera greca. La Guardia costiera non interviene. Tra chi sollecita c’è anche Nawal Soufi, l’attivista catanese nata in Marocco, diventata punto di riferimento per i diritti dei migranti anche tra i migranti stessi. Lei a Cutro aveva aiutato le famiglie a ritrovare i propri morti. Alcune persone a bordo hanno il suo numero. La chiamano. Segnalano che a bordo c’erano già sei cadaveri morti di sete mentre le altre bevevano acqua di mare per sopravvivere. Difficile credere alle dichiarazioni della guardia costiera greca che afferma che le persone avrebbero rifiutato i soccorsi. Alle 23 l’Adriana naufraga. Muoiono in 600, 100 sono bambini.


continua a leggere su Ossigeno - N. 13, disponibile in copia singola e abbonamento annuale sullo shop di People. Illustrazione di Benedetta C. Vialli.

bottom of page