top of page
  • Immagine del redattoregiuseppe civati

Non siete fascisti MA, il gran finale



Siamo arrivati quasi alla fine della prima stagione del podcast Non siete fascisti MA. Dopo quella con la strepitosa Laura Campiglio ci saranno ancora due puntate, con Francesco Filippi – a cui si devono molte pubblicazioni preziose – e Willie Peyote – a cui dobbiamo quel “ma” che trovate nel titolo.


Il podcast è governato da Daniele Soffiati e da Gabriele Beretta, ospiti accoglienti e professionisti a cui affidarsi totalmente (da loro e da Alberto Grandi è nato DOI, un podcast che vi consiglio di seguire con attenzione). La produzione è a cura di People (anche se abbiamo parlato e parleremo anche dei “libri degli altri”, come sempre).


L’idea è quella di approfondire il contenuto del libro omonimo (giunto alla terza edizione per il continuo aggiornamento che ha riguardato l’argomento…) e per estendere ad altre e altri la discussione su un tema su cui la destra che non è fascista MA fa parecchio sarcasmo. Si veda ad esempio l’ultima pubblicazione di Vittorio Feltri dedicata ai fascisti delle parole, che sarebbero ovviamente gli altri e non quelli della sua parte e del suo partito: poche pagine di aneddoti e spunti discutibili in cui Feltri conferma l’opinione che già avevamo e che cioè il titolo sia in realtà autobiografico.


Prendiamo questo passo, parecchio esemplificativo: «Oggi non si può dire “negro” al negro. Non si può dire che l’integrazione con gli islamici è impossibile. Non si può dire che i terroristi islamici sono “bastardi”, altrimenti si viene rinviati a giudizio. Non si può dire che l’accoglienza va limitata o evitata. Non si può dire che gli extracomunitari pisciano nelle aiuole e deturpano le città, cose che avvengono in quanto la sinistra buonista accoglie chiunque salvo poi gettare gli esseri umani in strada come se fossero rifiuti. Non si può dire che una guerra è di religione o di civiltà. Non si può dire che lo Stato etico è una roba da Medioevo e che il Corano ispira violenza. Non si può dire “zingaro” né “rom” né “nomade”. Non si può dire “frocio” né “finocchio” né “culattone”, a meno che tu stesso non sia omosessuale, in tal caso diventa lecito.»


Non si può dire, e intanto lo diciamo. In tutte le tv, sulla stampa che non solo può dire ciò che vuole – proprio perché non c’è il fascismo – ma ci fa i titoli di apertura, con quelle cose che non si possono dire.


Una precisazione. Lo Stato etico non è roba da Medioevo e politicamente è stata roba molto novecentesca: in Italia lo era il regime fascista (si veda alla voce Giovanni Gentile). Ma questo è solo uno scivolone, certamente, un po’ come tutte le altre considerazioni che concedono molto spazio al nazionalismo, al razzismo, alla xenofobia, all’idea che degli altri, diversi da “noi”, si possa avere disprezzo al punto che, oltre a discriminarli, si debba trovare pure divertente schernirli. Notevole, tra le altre cose che non si possono dire, la difesa della teoria della sostituzione etnica, ripresa da Lollobrigida che a sua volta la mutuava da un repertorio nazistoide.


Tra storia e politica attuale, più modestamente, nel libro e soprattutto con il nostro podcast, cerchiamo di capire quali siano gli elementi di continuità, quali i rimandi, quali le questioni ancora irrisolte. E lo facciamo perché questo Paese è stato fascista e vede alla guida delle sue massime istituzioni nostalgici del fascismo o revisionisti storici come il presidente del Senato. Perché siamo arrivati al paradosso che chi è dichiaratamente fascista dà del fascista agli altri. Senza sentirsi ridicolo, oltretutto.

ความคิดเห็น


bottom of page