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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

O la va o si spacca (la Costituzione)



Ieri Giorgia Meloni si è quasi tirata addosso l’equivalente della maledizione di Montezuma, quando ha detto che sulla riforma costituzionale “o la va o la spacca”: molti l’hanno letta come se intendesse dire che se la riforma dovesse fallire, al referendum o addirittura prima, si dimetterebbe. Un’uscita che avevamo già sentito fare da Renzi ai tempi del suo tentativo di cambiare la Costituzione, e non gli aveva portato bene (eufemismo). Poi forse si è resa conto, o forse ha fatto retromarcia, e si è corretta: nessuna intenzione di mollare prima della fine della legislatura, riforma o non riforma. Ma a quel punto è giunto il bacio delle morte: Renzi stesso le ha ricordato che, quando un Premier perde un referendum, che voglia o meno, finisce per perdere anche il posto, autocitandosi come precedente, e aggiungendo il caso di Cameron, che fece uguale dopo la Brexit.

 

Come abbiamo scritto sul nuovo numero di Ossigeno - già in preordine sullo shop di People - il voto all’auspicabile referendum confermativo (ma anche no) della riforma sul premierato portata avanti da questa maggioranza servirà soprattutto a proteggere la Costituzione stessa da uno stravolgimento che causerebbe una concentrazione di poteri che non ha eguali in nessuna democrazia degna di questo nome. Allo stesso tempo, però, è complicato depoliticizzarne il senso, perché è politicissimo il disegno, tanto per cominciare, non è che stiamo parlando di un’idea nata a un tavolo di docenti universitari. Con la sua uscita di ieri, nella versione precisata, Giorgia Meloni sembra dire che è inutile un richiamo al voto con l’obbiettivo di cacciarla, perché tanto lei non se ne andrà. Il suo scopo è quindi quello di convincere gli italiani a giudicare la riforma a prescindere dalla simpatia che si può provare per questo esecutivo. Difficile dire se questo tentativo può avere successo, ma in ogni caso, seguendo il suo ragionamento, va detto che la riforma è da bocciare perché è pessima, a prescindere dalla proponente. Tanto è vero che pure Renzi stesso, inizialmente favorevole, ieri scriveva che va cambiata, perché “così non funziona, così non va”. Ricapitolando, intanto bocciamo la riforma. Se poi cadesse anche il Governo, tanto meglio.

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