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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Occupy beach



I satisfying video del momento sono quelli dei militanti di Mare Libero, che arrivano in qualche stabilimento blaneare muniti di telo mare e copie delle sentenze e si sdraiano, sotto lo sguardo atterrito dei gestori. L'associazione ha infatti deciso di applicare la legge laddove le amministrazioni locali latitano, con dimostrazioni pacifiche ma risolute per la restituzione al pubblico di concessioni che sono ormai scadute. Il consiglio di Stato prima, e i Tar poi, hanno dichiarato nullo anche il tentativo in extremis fatto dal Governo per tutelare una delle sue lobby preferite, la cosiddetta proroga tecnica al 31/12/2024, e lo stesso sta succedendo ai provvedimenti delle singole amministrazioni, come è capitato giusto in questi giorni alla regione Sicilia che si è vista annullare dalla Corte Costituzionale il rinvio delle gare al 2025. L'odiata direttiva Bolkenstein, presentata per la prima volta nel 2004, votata dal parlamento europeo nel 2006 e ratificata dall'Italia, in teoria, nel 2010, ha vinto la sua battaglia, combattuta per due decenni.


Eppure, sulle spiagge dello stivale, come giapponesi nascosti tra i canneti di Iwo Jima che non vogliono arrendersi, gli stabilimenti hanno iniziato la stagione business as usual, tollerati da amministrazioni complici, e quindi ci hanno pensato i militanti di Mare Libero a riportare la legalità. Anche al Twiga, suscitando reazioni che - quelle sì - da sole valgono il costo di ombrellone e lettino. Sempre che ci si arrivi, alla spiaggia, perché a vedere le code di turisti in perenne attesa dei taxi non è mica detto. Arriverà anche il loro momento? Speriamo.

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