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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Panorama desolante



Stamane l'Italia si è svegliata scoprendo di esser rimasta senza italiani. Ohibò. Cos'è successo? È successo che Panorama ci ha fatto una copertina, senza eufemismi, in cui uno stivale ritagliato è interamente occupato da figure dalle caratteristiche non casuali, pelle scura, velo, e, sullo sfondo un motivo che potrebbe forse ricordare... le decorazioni di una moschea? Potrebbe, anzi viene da immaginarsi la riunione tra redazione e grafici, il brain storming (si fa per dire) da cui l'idea è scaturita. Come scrive Jacopo Di Miceli su Osservatorio Complottismo, "La copertina del nuovo numero di Panorama descrive un'Italia "senza italiani", in cui la realtà vince le polemiche sulla sostituzione etnica. In pratica, sembra suggerire il settimanale, non è la teoria del complotto a essere fuori dal mondo, ma le polemiche su di essa. L'interpretazione troverebbe conferma nelle pagine interne: c'è una propaganda che "non vuole sentir parlare di sostituzione etnica". Eppure la tesi non viene sviluppata nel pezzo, che è il solito ritratto di no-go zones dove la criminalità immigrata ha preso il sopravvento".





Ed è proprio così: è stata una fatica inutile, quella fatta dal ministro Lollobrigida per spiegare la sua uscita di qualche giorno fa, raccontando che ignorava il significato complottista dell'espressione. Nessun complotto, è tutto vero. Panorama, giova ricordarlo, è oggi un settimanale di pochissimo rilievo nell'opinione pubblica italiana, a dispetto di questi mezzucci. È diretto da Maurizio Belpietro, ed è edito da La verità Srl, una brutta fine per una testata storica e gloriosa già del gruppo Mondadori, un settimanale fondato da un intellettuale come Nantas Salvalaggio trasformato poi in un tabloid moderno e incisivo - saldamente posizionato nell'area del centrosinistra, almeno fino all'acquisizione di Mondadori da parte di Silvio Berlusconi - da Lamberto Sechi. Che aveva come motto, scritto vicino alla testata, "i fatti separati dalle opinioni". Che brutta fine, e che vergogna.

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