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«Partire deve essere una libera scelta, non un obbligo»



Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato così la  XVIII edizione del "Rapporto Italiani nel mondo” a cura della Fondazione Migrantes, che ha offerto il quadro complessivo dei dati riguardanti gli italiani all’estero.

Ovviamente, in un mondo discriminatorio e classista a livello globale, non registriamo che se questo stesso giudizio fosse applicato ai migranti porterebbe a cambiare tutte le nostre politiche sull’immigrazione: perché ciò che per noi è lecito – la libera scelta di muoverci in giro per il mondo – a “loro” è vietato.

La ricerca dice che gli italiani all’estero sono aumentati in modo spropositato negli ultimi anni. Siamo andati a invadere interi Paesi, soprattutto a livello europeo, chissà se con l’intento di “sostituirci etnicamente”, come vuole la destra più becera, agli altri popoli.


Gli italiani all’estero sono 6 milioni e sono quasi raddoppiati in meno di vent’anni. Le ragioni per cui se ne vanno, soprattutto i giovani, non sono affatto in contrapposizione con altre forme migratorie: assomigliano moltissimo a chi cerca fortuna da un Paese più povero e sfortunato a un paese più ricco e promettente.

E ovviamente non c’è alcuna regia o piano o complotto internazionale: l’unica regia è la realtà, l’unico piano è quello di aumentare le retribuzioni e le opportunità, l’unico complotto è quello che l’Italia ha portato contro se stessa, scegliendo la via delle disuguaglianze strutturali, del clientelismo, del nero (nel senso fiscale, però).

Nel frattempo, qui si bercia ancora di cose che non esistono e per farlo si cercano soluzioni che definirei gravemente ridicole (o ridicolmente gravi): gli albanesi, che un tempo per sineddoche rappresentavano tutti gli immigrati, ora dovrebbero diventare nostri alleati nel contrastare l’immigrazione. E mentre il Paese si trasforma, continuiamo a parlare come quando gli albanesi arrivavano con le navi, insieme ai marocchini e ai tunisini (altri recenti alleati, un po’ discontinui, va detto) e ai romeni, che in questi anni sono addirittura diventati europei. La presidente del Consiglio, in coerenza con il suo auto-complotto, si augura piuttosto un’immigrazione moldava, in un recente libro.


Nulla di più si vuole sapere e nulla di più si vuole approfondire. Eppure il rapporto della Fondazione Migrantes ci dice un’altra cosa importante: che le migrazioni spesso sono «circolari», ovvero che gli stessi italiani che espatriano sono anche quelli che ad un certo punto, in molti casi, decidono di tornare. Se solo volessimo aprire un libro (ad esempio Peter Gatrell, L'inquietudine dell'Europa. Come la migrazione ha rimodellato un continente, Einaudi 2020), scopriremmo che questa è la storia dell’Europa, che è un continente che ha conosciuto, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, grandiosi movimenti migratori al proprio interno. Per ragioni che oggi diremmo geopolitiche e per ragioni economiche, soprattutto. Proprio quelle che commentiamo ogni giorno, come se però riguardassero soltanto gli “altri”, senza considerare che metà degli italiani all’estero – circa 3 milioni – vivono proprio in Europa (che poi dovrebbe essere considerata un unico paese, giusto?) e dall’Europa è più alto il numero di movimenti di ritorno.

Siamo stati storicamente un paese di emigrazione e lo siamo ancora ma non riusciamo a capire – anzi, troviamo inaccettabile – che altri siano come noi. Desiderosi di cambiare, di stare meglio, di trovare fortuna e felicità. All’insegna di quella libera scelta e anche di quell’obbligo, purtroppo, di cui parla il Presidente.


Dallo stesso autore e sullo stesso tema, Stranieri per sempre (People, 2023).

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