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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Perché Lampedusa



All’inizio dell’estate abbiamo iniziato a lavorare all’ultimo numero di Ossigeno, e abbiamo deciso di mettere in copertina il decennale del naufragio di Lampedusa. Una scelta per noi dovuta, ma non scontata: in quel momento i temi caldi erano altri, le cifre degli arrivi erano già alte ma per qualche ragione non se ne parlava. E, soprattutto, non ne parlava il Governo, che prometteva nuovi mirabolanti accordi con la Tunisia a sostituire quelli fallimentari con la Libia. Coi risultati che tutti possiamo vedere, oggi.


Non è la prima volta che Ossigeno tratta il tema dell’immigrazione, non è nemmeno la seconda, potremmo dire che in un modo o nell’altro ne abbiamo parlato sempre, e in qualche caso vi abbiamo dedicato un numero intero. Cercando di spiegare una cosa che secondo noi non è sufficientemente raccontata: che si tratta di un fenomeno strutturale, oltre che giustificato, e non di un’emergenza, che vanno creati canali sicuri e legali per l’ingresso in Italia e in Europa, e che tutte, senza distinzione, tutte le politiche attuate da tutti i governi che si sono succeduti negli anni, di tutti i colori, sono fallimentari. Lo dimostrano i risultati, lo dimostra proprio Lampedusa, oggi come allora, isola simbolo di una crisi perenne che in quanto tale, appunto, non può esser sempre descritta come un problema inatteso.


Ci sono mille modi, di parlare di migrazioni: ci sono le storie personali, a cui da sempre cerchiamo di dare spazio, le questioni economiche e le disuguaglianze, la crisi climatica, il confronto fra culture, il modo in cui ci percepiamo come italiani ed europei, persino il cibo, e anche in quest’ultimo numero di Ossigeno abbiamo cercato di rispecchiare una realtà sfaccettata ben al di là delle semplificazioni.


E poi, semplicemente, Lampedusa è tornata sulle prima pagine dei giornali. Cosa che non era prevista, ma al tempo stesso non è una sorpresa, almeno per noi. Non perché pensiamo che quell’isola dovrebbe starci sempre, sulle prime pagine, al contrario, la nostra speranza e che non ci sia più. Ma finché così non è, sentiamo il dovere di continuare a parlarne. Con l’indispensabile sostegno di voi, lettori e abbonati, cui va il nostro più sincero ringraziamento.

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