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  • Immagine del redattoregiuseppe civati

Quei comunisti dei portoghesi



Qualche giorno fa su El País è uscito un pezzo molto interessante su ciò che accade in Portogallo – a proposito del tema del nostro prossimo numero di Ossigeno, Dov'è la sinistra. Era normale aspettarsi che la notizia arrivasse anche in Italia e che se ne discutesse, almeno un po’, e invece niente o quasi.


Si tratta della politica per la casa, quella “cosa” che in Italia non si fa più da almeno due generazioni. La proposta è simile a una soluzione olandese, di cui si parlò già qualche anno fa.


È interessante perché l’iniziativa dei portoghesi riguarda un paese che ha visto crescere notevolmente il suo potenziale turistico – che ha avuto immediate ricadute sul mercato immobiliare – e una gentrificazione molto spinta, soprattutto in quartieri un tempo molto popolari della sua capitale.


Leggiamo:


"L'iniziativa più controversa del piano del governo è l'affitto forzoso delle case non occupate. L'Istituto nazionale portoghese di statistica ha registrato 723.215 case vuote in tutto il paese. Lo Stato potrà affittarli per subaffittarli per cinque anni e fare da mediatore immobiliare, addebitando l'inquilino e pagando il proprietario. Tali affitti non possono mai superare il 35% del reddito del nucleo familiare. Nel caso in cui gli inquilini siano morosi, sarà lo Stato ad assumersi il peso degli affitti non pagati, in modo che i proprietari li ricevano sempre, e negozierà con l'inquilino una soluzione per il debito, che nel peggiore dei casi può includere lo sfratto. Le eccezioni e i dettagli di questa iniziativa saranno comunque delineati nel processo di consultazione pubblica e parlamentare che sta iniziando ora, anche se non si prevedono grandi scosse – tenendo conto che il Partito socialista governa a maggioranza assoluta. Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare a marzo la versione definitiva del provvedimento, che prevede anche agevolazioni fiscali per i proprietari con l'obiettivo di favorire la locazione a lungo termine".


Seguiremo questo processo, nel frattempo ci chiediamo: in Italia, invece, andiamo avanti così, senza fare nulla? Al di là delle misure più o meno vigorose, c’è qualche idea per rendere accessibile la casa a chi non ce l’ha? Perché per ora ci siamo limitati a osservare – indignati – la crescita esponenziale degli affitti in alcuni centri, la crescita degli alloggi sfitti, la gentrificazione e l’espulsione di molti nuclei familiari dai propri quartieri, per ragioni economiche.


La domanda è: può la politica limitarsi a commentare e a usare parole di preoccupazione?

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