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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Rafah, risparmiateci la vostra ipocrisia


Abbiamo purtroppo visto tutte e tutti le tragiche immagini dell'attacco sferrato dell'esercito israeliano a un campo di sfollati nei pressi di Rafah di domenica scorsa, che ha ucciso 45 persone tra cui molte donne e bambini. Nelle ore immediatamente successive al diffondersi della notizia, il racconto mediatico di quanto avvenuto ha seguito lo schema consueto visto in questi mesi, con una sorta di oscena par condicio del massacro in cui alla notizia dell'ennesima carneficina deve sempre irrimediabilmente seguire la riproposizione pedissequa della "versione ufficiale" del governo di Tel Aviv, che anche questa volta ha rivendicato la "piena legittimità e conformità alle leggi internazionali" del proprio intervento, giustificato dal fatto che nel campo si sarebbero nascosti due "leader" di Hamas. Business as usual, insomma.


E viene da dire che forse sarebbe stato meglio restasse tutto così. In fondo sono mesi e mesi che questo è ciò che ci viene propinato di fronte all'indicibile sterminio cui stiamo assistendo, con il sostanziale placet della larghissima maggioranza dei governi occidentali, incluso il nostro, e di una ancor più larga parte dei media del nostro paese. Non importa che solo nei primi 200 giorni di questo massacro sistematico che si ostinano a chiamare "guerra" siano già morte 34mila persone, di cui 14mila bambini. C'è sempre un "leader" di Hamas a giustificare ogni nuova barbarie, ogni nuovo insulto all'umana decenza, ogni nuova e più atroce spettacolarizzazione ed esaltazione della violenza.


Perché, a quanto pare, l'unica alternativa che sono in grado di proporci è un'ipocrisia talmente cinica e plateale da riuscire ad aggiungere un quid ulteriore di oscenità a una tragedia di tali proporzioni che sembrerebbe impossibile. E pure ci sono riusciti. Perché dopo le prime dichiarazioni di rito di cui sopra, e dopo diverse ore di assordante silenzio da parte delle istituzioni, ciò che è accaduto è che hanno cominciato a circolare le immagini di questo ennesimo sfregio al concetto stesso di umanità. Immagini di una particolare atrocità, che persino più di quanto di terribile già visto in questi mesi hanno restituito agli occhi del mondo l'insensato orrore di quanto sta accadendo ogni giorno in Palestina.


Ecco, solo di fronte all'inevitabile ondata di indignazione e di rabbia che queste immagini hanno scatenato, ancora una volta, nell'opinione pubblica mondiale, si sono sentiti in dover di rifilarci qualche timida e vigliacca smarcatura. Abbiamo visto uno dei ministri più importanti del governo italiano, il titolare della Difesa Guido Crosetto, dire che Israele sbaglia, che deve fermare l'attacco a Rafah, ma badate bene perché non vorrebbe che questo portasse a un'escalation di antisemitismo. Lo ha detto con tono accorato ai microfoni di SkyTg24, rivendicando tutti gli "aiuti" che l'esecutivo di cui fa parte avrebbe portato alla popolazione palestinese, e il lavoro di mediazione prezioso portato avanti dal nostro paese.


Inevitabile domandarsi, sentendo Crosetto, se per lavoro di mediazione lui intendesse l'accoglienza calorosissima e affettuosissima riservata a Netanyahu solo un paio di mesi fa a Roma dalla premier Meloni, che ha sempre ribadito il sostegno del suo governo a quello dell'amico Bibi. O ancora l'accoglienza da star riservata ad Amichai Chikli, al convegno madrileno dei neofascisti europei (di cui Crosetto fa parte, e di cui era ospite d'onore la stessa Meloni), in cui il ministro di Netanyahu ha rivendicato la piena legittimità del massacro perpetrato dal suo governo ai danni del popolo palestinese, tra gli applausi scroscianti.


La voce forte dell'opposizione si è fatta sentire con Marco Minniti, che con una scelta lessicale particolarmente premiante ha commentato l'attacco israeliano a Rafah definendolo "un salto di qualità". Meglio non aggiungere ulteriori commenti.


Nel mormorio imbarazzato di condanna da parte dei governi occidentali, di fronte a un'opinione pubblica inorridita, persino lo stesso primo ministro israeliano si è sentito in dovere di esprimere rammarico per quello che ha definito come un "tragico incidente".


Il problema, però, è che non c'è alcun incidente, non c'è alcun errore. Quello subito dagli sfollati nei pressi di Rafah domenica non è che l'ennesimo tassello di un mosaico perfettamente progettato dal governo di Netanyahu e dai vertici militari israeliani, che va avanti indisturbato da oltre sei mesi. Le immagini che abbiamo visto sono particolarmente oscene, nella loro insensata violenza, ma non sono in fondo eccezionalmente rivelatorie: la verità è che domenica non è accaduto nulla che non sia già accaduto decine, centinaia di volte, dall'autunno scorso. È solo che stavolta l'abbiamo visto con maggiore, orribile precisione. È solo che stavolta aver colpito un campo dove si erano rifugiati gli sfollati dall'esercito israeliano su precisa indicazione dell'esercito israeliano, rivela in maniera inequivocabile che altro che tragico errore, è stato un colpo messo a segno con estrema precisione.


Come già detto, scoprirsi una coscienza pelosa e tardiva solo ora non fa che aggiungere oscenità all'oscenità di questo sterminio. Risparmiatecela, abbiate questo barlume di decenza, se ne siete capaci. Tanto, per quanto proviate a lavarle, quelle mani resteranno sporche di sangue. In attesa del prossimo "tragico incidente".

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