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  • Immagine del redattoreDavide Serafin

Salario minimo, il diavolo sta nei dettagli



Schlein apre alle opposizioni sul salario minimo, e per opposizioni si intendono Conte e Calenda/Renzi. La novità sembra importante, ma il diavolo come al solito sta nei dettagli.

Abbiamo sempre sottolineato l'importanza di specificare i criteri per una norma come quella del salario minimo che, se scritta in un certo qual modo, può avere gli effetti positivi desiderati (almeno da lavoratrici e lavoratori, che dovrebbero essere la parte che ci sta più a cuore), se scritta in un altro rischia di essere deleteria per tutto il mondo del lavoro. Quindi, la domanda è d'obbligo: qual è la proposta di salario minimo del PD? Quella dell'ex ministro Orlando, che avrebbe voluto far dipendere il salario minimo (o per meglio dire TEC, trattamento economico complessivo) direttamente dai contratti collettivi, di fatto introducendo tanti salari minimi quanti sono i CCNL in Italia, con buona pace di chi invece chiede che siano i contratti essi stessi a essere regolati da un minimo legale valido su tutto il territorio nazionale? Oppure la precedente proposta di Tommaso Nannicini - sostenuta nel criterio di base anche da Chiara Gribaudo, una delle principali esponenti della mozione Schlein - che avrebbe istituito sì un salario minimo nazionale ma solo "di garanzia", con una valenza esclusiva per ambiti di attività non coperti dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni di rappresentanza? E che fare appunto di quei CCNL che hanno in pancia paghe orarie da fame? Non ritorniamo a fare la solita lista, basta spulciare tra i contratti collettivi dei settori Servizi, Logistica, Commercio, Vigilanza e servizi fiduciari, eccetera. Oppure è la stessa proposta della neo eletta segretaria del PD, che vorrebbe introdurre il salario minimo (sigh, qui mancano informazioni precise - il testo della mozione sembra fare sintesi tra Orlando e Nannicini), ma anche la legge sulla rappresentanza sindacale, in modo da sconfiggere i tanto temuti contratti "pirata" (che, detto per inciso, una buona norma sul salario minimo metterebbe subito fuori gioco). Se così fosse, allora le facciamo i migliori auguri, perché già è difficile ottenere un equilibrio sul primo, figuriamoci a dover contemperare fra diritti costituzionali (libertà sindacale ed efficacia erga omnes dei contratti collettivi).


E poi, particolare non trascurabile: mettere d'accordo Conte e Calenda e Renzi sul salario minimo è impresa ardua se non impossibile. I 5 Stelle hanno ripresentato paro paro il testo della passata legislatura, opera della ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. L'unico punto di contatto tra le due aree sembra essere la cifra di 9 euro (che nel testo dei 5S non è chiaro sia da intendersi al netto o al lordo dei ratei ultramensili), mentre su tutto il resto - prevalenza dei CCNL, metodi di aggiornamento, clausola di responsabilità solidale, sanzioni - è divergenza totale.

A beneficio del dibattito - speriamo bene - vogliamo ricordare infine gli elementi chiave per una buona legge sul salario minimo:

1. valore - unico e valido a livello nazionale - determinato dal criterio (chiaro e stabile) del 60% del salario mediano;

2. clausola di non competitività con i CCNL, che prevalgono laddove prevedono paghe superiori al SM;

3. rinnovo periodico non dipendente totalmente dalla decisione politica (e sempre legato al riferimento del 60% mediano);

4. presenza di sanzioni immediatamente applicabili

5. responsabilità solidale dei commintenti in caso di appalti.

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