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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Shakira applicata alla riforma della giustizia civile



Premetto che mi rendo perfettamente conto che, di fronte alla catastrofe climatica che avanza a grandi passi, affiancata dal rischio sempre più reale di un conflitto globale, per di più nucleare, quello di cui vorrei parlare sembra quasi irrilevante.

Però nel silenzio generale sull’argomento, sotterrato da questioni mediatiche ben più urgenti, come la presunta crisi dei Ferragnez dopo il festival di Sanremo, forse è il caso di farlo presente adesso.

Perché più o meno a settembre, magari a ottobre, stando larghi a dicembre, arriverà la paralisi della giustizia civile.

Andiamo con ordine.


Il 28 febbraio 2023 entrerà in vigore, in anticipo, la riforma Cartabia del processo civile (era prevista per il 30 giugno).

Quindi dal 1° marzo 2023 ogni nuova causa civile dovrà essere introdotta con il nuovo “rito” (la procedura si chiama così).

In teoria, semplificando molto (almeno qui…), si dovrebbe concentrare tutto nella prima udienza di comparizione, allungando un po’ i tempi della sua fissazione.


Però in quell’udienza, presenti le parti, cioè chi agisce e chi è chiamato in giudizio, tutto sarà già sul tavolo: documenti, memorie, richieste di prove testimoniali, e il giudice, se le parti non conciliano, potrà già decidere, oppure fissare altra udienza per sentire i testimoni e quindi fare, subito dopo, la sentenza.

Questo significa, però che il giudice dovrà sapere tutto della causa per quella data, quindi dovrà studiarla prima, seguendo i termini per il deposito delle memorie e non potrà certo fissare molte udienze lo stesso giorno visto che non sarà questione di cinque minuti.

Quindi è ragionevole presumere che, più o meno da settembre, quindi tenendo “lunga” la prima udienza, tutti i magistrati civili ogni giorno di udienza dovranno essere pronti su ogni causa.

E questo indefinitamente per i mesi a seguire, con le cause iniziate poi ad aprile e a maggio e così via.

Ma esiste un contezioso in essere, con il vecchio “rito”, che è stimato in circa 2.500.000 procedimenti.

Chi li seguirà se (almeno) da settembre i giudici togati saranno impegnati a tempo pieno con quelle nuove?


C’è il nuovo “ufficio del processo”, una sorta di coadiuvanti del giudice precari e sottopagati, ci sono i giudici onorari, sempre precari e sottopagati, ma è evidente che una riforma di questo tipo, per funzionare, ha bisogno di un organico almeno doppio di magistrati veri, e di qualcuno che si occupi del pregresso.

Ma non ci sono.

Questa era la riforma che inutilmente aspettiamo da secoli, come Godot: l’ampliamento dell’organico.

E magari invece di introdurre l’ennesimo nuovo e complicato rito, forse era il caso di applicare semplicemente quello del processo del lavoro, che è più veloce e funziona, e nessuno lo deve studiare ex novo.

E perché, direte, questa riforma entra in vigore adesso, senza organico, e addirittura in anticipo?

Perché la giustizia è un parametro per l’elargizione dei fondi del PNRR, quindi, visto che ne abbiamo bisogno, si è preferito imbastire la forma di una riforma, invece della sostanza, portandola in Europa.

Avete presente la famosa la truffa del mattone?


Parafrasando Shakira, abbiamo sostituito la carrozzeria della Twingo con quella della Ferrari, ma il motore è sempre quello della Twingo, e per di più mancano gli autisti.

Quindi preparatevi, perché quando scarteranno il mattone, e vi diranno che avrete una sentenza forse nel 2030, non potrete dire che nessuna Cassandra vi ha avvertito.

Ma non ci crederete, perché sono così bravi, tutti, in perfetta continuità.

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